Contratto di governo: è il Facebook Live l’ordine del tempo nuovo M5S – Lega

Il governo Lega – 5 Stelle cambierà l’Italia? Il contratto di governo reggerà alla prova dei cinque anni di legislatura? Mentre la trattativa tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini è ormai alla stretta finale, possiamo senza dubbio individuare un elemento emergente di questo tempo nuovo che si sta aprendo: l’utilizzo metodico del Facebook Live, la diretta del leader della propria pagina Facebook, quale mezzo di posizionamento politico e mediatico. Un format video attraverso cui i protagonisti della scena politica si rivolgono in modalità diretta e indifferenziata tanto ai cittadini quanto ai media, di fatto scavalcando i professionisti dell’informazione. Questa scelta di comunicazione non è certo una novità di queste ultime settimane: come abbiamo visto a suo tempo, è anche grazie al Live, all’utilizzo di questo contenuto digitale “nativo”, pubblicato esclusivamente su Facebook, che Di Maio e Salvini hanno potuto registrare in campagna elettorale una crescita delle loro fan base molto più alta rispetto a quella dei loro competitor. Ma le dirette di questi ultimi giorni dimostrano che questo format si è consolidato, che questa scelta di canale può far parte di un approccio strategico non soltanto quando va costruito il consenso elettorale, ma anche quando occorre comunicare la propria posizione nei frangenti più delicati di una legislatura.

Lo abbiamo visto fare martedì nel tardo pomeriggio a Luigi Di Maio, la cui diretta ha raccolto quasi due milioni di visualizzazioni.

In questa diretta Luigi Di Maio spiega la scelta del termine “contratto di governo” rispetto ad alleanza di governo: un patto basato sugli obiettivi. E non perde occasione di attaccare gli “opinionisti” del sistema mediatico tradizionale che proprio sul termine sul contratto di governo hanno ironizzato nei giorni scorsi. I dati di coinvolgimento sui social sono consistenti: più di 104mila reactions, 45mila di condivisioni, più di 65 mila commenti.

Il giorno dopo, la stessa scelta di comunicazione è fatta dall’altro protagonista della trattativa di governo, Matteo Salvini. Ad annunciarlo è il suo digital strategist Luca Morisi, che in due tweet successivi racconterà anche il dietro le quinte della diretta (prima con Salvini poi direttamente al tavolo delle trattative).

L’intervento di Salvini è una risposta alle prime critiche ricevute alla bozza di contratto di governo e alla copertura che ne è stata data dai giornali. Il video viene rilanciato in diretta da SKy tg 24 e Lorenzo Pregliasco di Youtrend su Twitter lo definisce “un format consueto, che ci dice un po’ quanto è cambiato il mondo”.

Nelle stesse ore, secondo i dati Talkwalker, l’hashtag #contrattodigoverno raggiunge il suo apice. Al momento l’hashtag 37mila mentions, con più di 14 mila utenti unici nel flusso. Alla conversazione hanno partecipato molti protagonisti della scena politica e social: da Maurizio Martina e Carlo Cottarelli a Osho. Una notizia di cui si è visto nascere e costruire il flusso quasi esclusivamente in rete e che riassumiamo in questa infografica.

Sergio Lepri, direttore Ansa dal 1961 al 1991, nel 2005 scriveva: «il giornalismo è mediazione tra fonti e i fruitori dell’informazione. E’ chiaro che internet, permettendo l’accesso alle fonti primarie rischia di eliminare ogni forma di mediazione giornalistica». Quello a cui stiamo assistendo in questi giorni conferma appieno l’irreversibilità di questa tendenza: per chiunque abbia un canale social solido, frequentato e conosciuto il newsmaking, il processo di costruzione della notizia è oggi praticabile direttamente sulle nuove piattaforme. Il protagonista è il contenuto, non occorre la mediazione giornalistica: la notizia è, appunto, disintermediata. Il flusso in tempo reale dell’online dispiega, nel Facebook Live, tutta la sua potenza dirompente su altri cicli produttivi chiusi dell’informazione, come ad esempio quello cartaceo, la cui capacità di raccontare la contemporaneità potrà probabilmente trovare efficacia solo quando sarà in grado di offrire analisi di respiro più ampio. La cronaca è altrove.

Marco Borraccino

Governo neutrale: come contaminare una conversazione social

“Ritengo in queste condizioni che sia più rispettoso della logica democratica che a portare alle elezioni sia un governo non di parte. Dai partiti fino a pochi giorni addietro è venuta più volte la richiesta di tempo per raggiungere intese. Può essere utile che si prendano ancora del tempo per approfondire il confronto tra di essi e per far maturare, se possibile, un’intesa politica per formare una maggioranza di governo, ma nel frattempo, in mancanza di accordi, consentano attraverso il voto di fiducia che nasca un governo neutrale, di servizio. Un governo neutrale rispetto alle forze politiche”.

Con queste parole, al termine delle consultazioni tenute nella giornata di lunedì, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha di fatto lanciato una possibile exit strategy al vicolo cieco istituzionale generato dalle recenti elezioni politiche. Come prevedibile, la posizione del Quirinale ha avuto una eco mediatica pressoché istantanea, anche sui social, producendo un picco conversazionale in tempi estremamente rapidi, qui raffigurati dalla grafica del tool Talkwalker.

Il flusso è stato immediatamente condizionato da una replica politica: quella di Giorgia Meloni. Secondo il tool, è la leader di Fratelli d’Italia la principale influencer del topic “governo neutrale”. Un posizionamento acquisito grazie a questo tweet, che rimanda a un post più articolato su Facebook:

Stando a Talkwalker, oltre alla parlamentare FdI questi sarebbero gli autori più importanti attivi sul topic: l’agenzia Askanews, il sito Termometro Politico e il portale di news zazoom.info.

Stando sempre alle valutazioni di Talkwalker, su un totale di 732 post in cui si menziona il topic, la gran parte sarebbero di sentiment neutro e solo un residuo 6% sarebbe connotato negativamente; assente, in ogni caso, la rilevazione di contenuti a carattere positivo.

La Meloni nelle ore seguenti continuerà ad attaccare la proposta di Mattarella, associando il governo neutrale all’esperienza dell’esecutivo guidato da Mario Monti.

Col risultato che i primi due risultati social rilevati dal tool, quelli più importanti, non sono neutri ma entrambi di connotazione negativa.

Subito dopo il tweet della Meloni, il tool riporta infatti il tweet dell’account @intuslegens, “Il Sofista”, che risponde con asprezza alla proposta del Quirinale.

Il tweet è stato poi cancellato: viene rilevato da Talkwalker, ma risulta irraggiungibile. Tuttavia, come detto, si posiziona in cima ai post social più influenti e possiamo notare come condizioni fortemente la word cloud riguardante il topic.

Parole come “inculato”, “golpe”, “parruconi”, “masturberanno” risultano tuttora in primo piano, ben visibili.

L’ultima bordata è di poco fa, twittata dal politico Francesco Storace.

Quello a cui abbiamo assistito è un esempio da manuale di occupazione “politica” di un tema, appropriazione e connotazione semantica: ne abbiamo parlato anche in occasione del report finale di #RecapElezioni18,  con i concetti di persistenza ed egemonia sui temi. I social sono piattaforme di conversazione: se un influencer si appropria di una conversazione, la condiziona, dando alla sua posizione un peso molto rilevante nella discussione pubblica. Questo si ottiene naturalmente grazie a un’influenza pubblica costruita nel tempo, nonché attraverso un posizionamento tempestivo sul topic in questione. Nella massa critica delle conversazioni questa strategia è però molto efficace. Tanto da riuscire a connotare negativamente ciò che per sua natura nascerebbe neutro, come appunto un “governo neutrale”.

Marco Borraccino

 

RecapElezioni18: persistenza e egemonia sui temi, così Lega e M5S hanno vinto su Twitter (e nell’urna)

Occupare la piattaforma con i propri temi. Postare quotidianamente, per orientare il dibattito e influenzare non solo gli elettori, ma anche gli avversari. Ottenere engagement sui social per scalare gli algoritmi ed occupare lo spazio di discussione pubblica.

A due mesi dal voto per le elezioni politiche e con le consultazioni ormai in stallo, rimetto mano al format #RecapElezioni18 per fare un riassunto di quanto monitorato in campagna elettorale e trarne alcune indicazioni finali. Riflessioni di metodo e di merito: sulla comunicazione politica a cui abbiamo assistito e sull’uso dei social media da parte dei principali protagonisti del voto del 4 marzo 2018, in particolar modo di Twitter.

Ricapitoliamo brevemente le “regole del gioco” alla base del monitoraggio (pubblicate anche qui, all’inizio delle pubblicazioni su questo blog):

  • L’esperimento ha avuto luogo tra il 15 gennaio e il 2 marzo (47 giorni in tutto)
  • E’ stato reso pubblico attraverso infografiche di riassunto della giornata precedente, postate ogni giorno sull’account Twitter Social Recap e, nelle ultime quattro settimane di campagna elettorale, pubblicate anche in un articolo quotidiano di commento su questo blog, reperibile nella categoria #RecapElezioni18
  • Il campione di osservazione è stato costituito da undici account twitter dei principali leader politici dell’ultima campagna elettorale
  • Sono state analizzate quotidianamente le performance social dei canali Twitter in oggetto, nello specifico:
    • quantità di tweet pubblicati;
    • quantità di RT ottenuti;
    • engagement degli account osservati
    • interazioni degli account osservati
  • Sono stati individuati i top content della giornata, i top tweet per engagement, distinti in due categorie: tweet solo testuale e tweet con immagine
  • Sono stati indicati, quotidianamente, i tre temi o hashtag più importanti emersi nei tweet a più alto engagement nella giornata.

Su tutto ciò che riguarda l’analisi delle performance social quantitative, è stato utilizzato il tool Fanpage Karma. Sull’ultimo punto dell’elenco, di natura tematica, l’analisi è qualitativa ed è frutto esclusivamente della mia personale osservazione quotidiana dei tweet a più alto engagement segnalati dal tool.

E riassumiamo qui gli obiettivi che erano alla base dell’analisi:

  • Insight strategici. Monitorare l’utilizzo di Twitter da parte dei leader ha significato cercare elementi di valutazione sul tipo di campagna elettorale che i leader stavano svolgendo: sui social ma non solo. Con quale frequenza pubblicavano, con quale stile comunicativo, che tipo di temi prediligevano, quale lessico emergeva, quale strategia politica e mediatica era alla base dei loro tweet.
  • Insight di engagement e di sentiment. Quali segnali mandava l’engagement su Twitter? Il social dei cinguettii non è certamente quello più frequentato in Italia, ma ha al suo interno una platea politicamente interessata e polarizzata e il segmento dei giornalisti è, tra gli utenti, estremamente rappresentato. Per un personaggio pubblico, twittare significa immettere nel sistema mediatico un contenuto che possa essere recepito e fatto circolare in tempi rapidi. E monitorare i risultati di engagement ha significato per me provare ad avere, con tutte le cautele del caso, anche possibili segnali di sentiment all’interno di Twitter. Arrivo a questa considerazione perché, al netto dei sospetti esistenti sull’utilizzo di account bot nelle campagne elettorali, quando si tratta di politica gli utenti retwittano quasi esclusivamente contenuti in cui si riconoscono. Pertanto anche i RT possono essere significativi, su un arco di tempo sufficientemente ampio, del consenso esistente sulla piattaforma per un leader o per un’opinione.
  • Insight sui temi: di cosa si parlava, giorno per giorno, in campagna elettorale? Quali erano i temi di maggior successo su Twitter? Era, questa, la parte più personale dell’analisi e quella meno basata sulle metriche quantitative: tuttavia mi premeva molto far emergere anche questo aspetto, per avere un’idea almeno approssimativa delle parole e degli argomenti che componevano il discorso pubblico su Twitter in giorni concitati e importanti per il futuro del Paese.
#RecapElezioni18: il metodo

Rivediamo qui le tre infografiche principali che componevano l’analisi quotidiana e che venivano allegate al tweet di recap, prendendo quelle relative al 25 febbraio 2018.

Prima infografica

Nella parte sinistra della prima infografica venivano riportati i due tweet che, secondo il tool Fanpage Karma, avevano ottenuto più RT e Like nella giornata precedente. Sono i due “top tweet della giornata”, indicati per categoria: tweet testuale e tweet con visual (immagine o video).

Nella parte destra, sono invece indicati i tre temi (in alcuni casi veri e propri hashtag) che sono presenti negli altri tweet a più alto engagement della giornata precedente: è un’analisi qualitativa, manuale, frutto di un mio ragionamento fatto ogni mattina durante la campagna elettorale di fronte ai dati di Fanpage Karma; non dunque un risultato diretto del tool. Nella parte bassa della parte destra, gli hashtag maggiormente citati nella giornata precedente: questo è invece il risultato di un’analisi quantitativa del tool. Come si nota, molto spesso l’utilizzo dell’hashtag non è tematico ma legato a eventi televisivi in cui è stato effettuato un live-twitting, pertanto quel che ne risulta è inservibile in un’analisi politica.

Seconda infografica

Nella seconda infografica sono stati riportati i due istogrammi risultanti dall’analisi quotidiana effettuata direttamente dal tool: il canale Twitter che aveva pubblicato più tweet il giorno prima e quello che aveva ottenuto più RT.

Terza infografica

Nella terza infografica, altri due istogrammi derivanti dal monitoraggio di Fanpage Karma: i top account per engagement e il top account per interazioni generate nella giornata precedente. L’engagement è inteso come più alto rapporto tra RT+Like e base follower; l’interaction come più alto rapporto tra RT+Like+click+replies e base follower.

I risultati finali di #RecapElezioni18

Procediamo ora all’esposizione dei dati definitivi del monitoraggio: verranno indicati gli account che, per ogni parametro del monitoraggio, sono risultati “top” nel monitoraggio e, come ultimo punto, verranno esposti i dati ragionati di quanto emerso dall’analisi qualitativa dei temi.

Leader #RecapElezioni18 per più alto numero giornate nei top tweet testuali: ex aequo Laura Boldrini e Matteo Salvini

Questo parametro era riportato quotidianamente nella parte sinistra della prima infografica (vedi sopra). A conti fatti, Laura Boldrini e Matteo Salvini sono risultati i politici monitorati che, più spesso, hanno pubblicato il top tweet testuale di giornata (nove giornate per ciascuno). Per il leader della Lega questo risultato riflette una strategia di presenza costante sulla piattaforma e sui trending topic di giornata; è un dato che si integra perfettamente anche con le prossime infografiche.

Per quanto riguarda invece la ex presidente della Camera, è un dato che ben evidenzia il punto d’arrivo di un progressivo percorso di avvicinamento ai linguaggi social compiuto dalla ex Presidente della Camera: non a caso si tratta, di tweet testuali, che non richiedono capacità particolari di costruzione di contenuto, quanto invece abilità nella sintesi di un messaggio politico tempestivo ed efficace.

I leader non menzionati nel grafico (Luigi Di Maio, Pietro Grasso, Silvio Berlusconi) non sono mai riusciti a pubblicare un top tweet testuale nei 47 giorni monitorati.

Leader #RecapElezioni18 per più alto numero giornate nei top tweet con immagine: Matteo Salvini

Leader che più spesso ha pubblicato il top tweet con immagine di giornata: prima infografica pubblicata quotidianamente, sempre sulla parte sinistra parte sinistra. Qui la musica cambia, perché siamo di fronte a un utilizzo evoluto e consapevole della potenzialità dei social. In questo caso, Matteo Salvini è stato di gran lunga il politico più presente in questa casella dell’infografica di giornata (16 giornate su 47 totali del monitoraggio). Lo segue Luigi Di Maio (13 giornate) che, a fronte di un utilizzo non altrettanto pervasivo della piattaforma, ha saputo assestare i top tweet giusti al momento giusto, facendo leva sulla folta community di militanti 5 Stelle presenti su Twitter.

I leader non menzionati nel grafico (Emma Bonino, Silvio Berlusconi, Paolo Gentiloni) non sono mai riusciti a pubblicare un top tweet con immagine nei 47 giorni monitorati.

Leader #RecapElezioni18 per numero di giornate con più alto numero tweet pubblicati: Matteo Salvini

Primo parametro della seconda infografica: chi ha pubblicato più tweet nella giornata. E questo istogramma riassume i giorni in cui i leader indicati sono risultati essere coloro i quali hanno pubblicato il più alto numero di contenuti (tweet) rispetto ai competitor. A risultare top leader in questa categoria è Matteo Salvini (18 giornate in tutto sulle 47 monitorate), seguito da Silvio Berlusconi (16 giornate). E’ una metrica che ha che fare con un elemento caratterizzante di ogni strategia di presenza social media: la consistency, la densità del proprio flusso comunicativo, quella che richiede una pubblicazione di contenuti costante nel tempo. In termini assoluti, è Silvio Berlusconi ad aver pubblicato più tweet nell’ultima campagna elettorale, e a maggior ragione non è casuale che in questa speciale gradutoria sia però superato dal suo alleato di coalizione. Salvini è stato infatti persistente e ha intensificato la pubblicazione in alcune giornate particolari, assicurandosi non solo di essere costante, ma di essere più presente dei suoi competitor sulla piattaforma dei cinguettii in alcune giornate chiave della tornata elettorale. Salta agli occhi l’assenza del candidato premier del PD Matteo Renzi in questa categoria: non menzionati in questo grafico, oltre lui (perché mai primi in questo parametro) anche Luigi di Maio, Paolo Gentiloni, Giorgia Meloni.

Leader #RecapElezioni18 per numero di giornate con più Retweet: Matteo Salvini

In questa infografica vediamo invece per quanti giorni, dei 47 totali, il singolo leader sia stato in grado di ottenere il più alto numero di Retweet rispetto ai competitor (riportata ogni giorno nella parte destra della seconda infografica). Questo parametro evidenzia con ancor più efficacia fino a che punto il leader della Lega sia stato in grado di staccare gli avversari sulla piattforma Twitter: su un totale di 47 giornate monitorate, Salvini si è segnalato come il leader con il più alto numero di Retweet nella giornata per ben 33 volte. Seguono, a distanza, Luigi Di Maio (5 giorni) e Matteo Renzi (4 giorni). Tale potenza di fuoco non si traduce soltanto, banalmente, in metriche di engagement molto positive per il canale di Salvini, ma anche in elevata capacità di diffondere il proprio messaggio sul feed della piattaforma, di posizionarlo costantemente in alto nell’algoritmo, e quindi, come vedremo più avanti, influenzare il dibattito pubblico con temi affini al proprio messaggio.

I leader non menzionati nel grafico (Paolo Gentiloni, Silvio Berlusconi, Laura Boldrini, Pietro Grasso) non sono mai riusciti a essere top account per RT ottenuti nella singola giornata.

Leader #RecapElezioni18 per numero di giornate come top TW account per engagement: Carlo Calenda

Terza infografica del tweet quotidiano Recap Elezioni 18, parte sinistra. Prima ancora di commentare i risultati di questo istogramma di sintesi, intendiamoci su un punto: cos’è l’engagement? Come ne deve aver tenuto conto Fanpage Karma nel consegnarci questi risultati? Si intende, qui, il rapporto tra RT e Like ottenuti nella singola giornata e il proprio numero di follower su Twitter. Ecco perché troviamo avanti gli account di due leader, Carlo Calenda e Silvio Berlusconi, che non hanno avuto in termini assoluti un numero di Retweet paragonabile a quello di Matteo Salvini, né una community di follower molto alta: entrambi però, in termini relativi, hanno saputo utilizzare Twitter in modo ingaggiante. Dunque su 47 giorni totali monitorati, Carlo Calenda è risultato top leader per engagement per 20 volte, risultando così top account in questa categoria, seguito da Silvio Berlusconi (13 giornate). Particolarmente significativo il risultato di Calenda che, unico sostanzialmente tra i leader monitorati, ha utilizzato Twitter per dialogare continuamente con la propria fan base, rispondendo e retwittando, esaltando così la funzione “social”, orizzontale della piattaforma.

Meno rilevante, a mio parere, il risultato di Berlusconi, che vantava di una popolarità di partenza molto più alta rispetto a quella del ministro allo Sviluppo, e che ha ottenuto quote di engagement rilevanti su una follower base piccola e stimolata con un flusso di tweet molto persistente, generata nei frequenti livetwitting delle sue comparsate televisive.

I leader non menzionati nel grafico (Laura Boldrini, Luigi Di Maio, Paolo Gentiloni, Pietro Grasso, Giorgia Meloni, Matteo Renzi, ) non sono mai riusciti a essere top account per engagement nella singola giornata.

Leader #RecapElezioni18 per numero di giornate come top TW account per interazioni: Danilo Toninelli

Ultimo parametro: parte destra della terza infografica allegata al tweet quotidiano. Stessa premessa del paragrafo sopra: cosa si intende per interazioni secondo quanto rilevato dal tool Fanpage Karma? Il più alto rapporto tra RT+Like+click+replies e base follower dell’account Twitter. Su 47 giorni totali monitorati, Danilo Toninelli è risultato top leader per interazioni per 27 volte, risultando così top account in questa categoria, seguito da Carlo Calenda (13 giornate). Seppur a fronte di una quantità di tweet pubblicati meno consistente di quella di Matteo Salvini, il parlamentare M5S è riuscito a far leva costantemente sulla vasta community grillina presente su Twitter e i suoi post hanno generato in maniera continua discussioni e interazioni, ad un tasso costantemente alto. Questa capacità di mobilitazione dei militanti pentastellati su Twitter ha avuto, come vedremo, dei riflessi diretti anche sui temi e gli hashtag che hanno caratterizzato la campagna elettorale.

I leader non menzionati nel grafico (Laura Boldrini, Emma Bonino, Pietro Grasso, Giorgia Meloni, Matteo Renzi) non sono mai riusciti a essere top account per interazioni nella singola giornata.

#RecapElezioni18: i temi dei tweet dei leader nella campagna elettorale

Di cosa si è parlato nella giornata di ieri, nei tweet dei leader? Quali sono i tre temi, o hashtag con cui riassumere i tweet a più alto engagement della giornata appena trascorsa? Il parametro della parte destra della prima infografica pubblicata ogni giorno era, tra tutti, l’unico derivante da un’analisi soggettiva, se vogliamo arbitraria. Ne sono derivate 141 menzioni, ovviamente con alcune parole o hashtag a più alta ricorrenza (immigrazione e Flat Tax, ad esempio): nella word cloud qui sopra troviamo rappresentati i dati aggregati. A un primo sguardo, un riassunto efficace dell’ultimo mese e mezza di campagna elettorale: ci sono, ad esempio, leader oggetto essi stessi di dibattito (Salvini; Boldrini; Di Maio), trending topic occasionali (Amazon; Macerata; Erdogan), campagne di alcune liste o leader (antifascismo; Convergi sul dimezzamento).

Provando però a passare a una word cloud più ragionata, possiamo avanzare alcune ipotesi di respiro più ampio sui temi e l’egemonia esercitata da singoli leader e dalle loro liste.

La macro-categoria Immigrazione, intesa come menzione del topic e di suoi derivati semantici come “clandestini” o “stop invasione”, risponde al 15% degli argomenti dei tweet a più alto engagement pubblicati dai leader.  Sarebbe in assoluto, nel dato aggregato, il tema più “pesante”. Segue poi l’aggregato M5S e suoi temi, che peserebbe per il 13% e che contiene hashtag del partito (Rally; Convergi sul dimezzamento; parlamentarie), temi legati al movimento, di sentiment negativo e positivo (rimborsopoli; governo 5 stelle) e anche la figura stessa del candidato premier (Di Maio). Temi, keyword e hashtag che sono stati oggetto di menzione anche di tweet ad alto engagement degli avversari del movimento. C’è poi la macro-categoria del Lavoro (11%): dentro cui ci sono le vertenze su cui si sono espressi molti leader (Embraco; Amazon), c’è la precarietà ed altro ancora. E poi seguono, con la medesima percentuale del 10%, l’Europa, le Tasse e la macro-categoria Salvini e i suoi temi, perché tale è stata la pervasività del leader leghista e la polarizzazione che egli stesso ha generato nel dibattito, che di fatto la sua persona ha cannibalizzato il partito, e dunque è stato il nome del candidato premier, l’hashtag #Salvini molto spesso, a imporsi nei tweet degli altri leader (si veda ad esempio l’accesa rivalità con la presidente della Camera Boldrini. Staccata la macro-categoria Pd e suoi temi (7%), di pari peso alla Memoria Storica (in cui c’è tutta la campagna sull’antifascismo portata avanti dagli esponenti LeU ma anche le Foibe, di cui ha discusso Giorgia Meloni). E risultano infine residuali altri temi come la Violenza politica (5%), gli Scenari Post-voto (4%), le Donne, i Rifiuti e i Servizi pubblici (3% ciascuno).

Il dato che appare senz’altro significativo è la sostanziale avversità del dibattito pubblico a temi e argomenti del centro sinistra. La somma delle macrocategorie Immigrazione, M5S e suoi temi e Salvini e suoi temi risponde al 38% dei temi di dibattito a più alto engagement tra i tweet dei leader. Se consideriamo che su Lavoro, Tasse ed Europa le posizioni del centrodestra erano rappresentate molto frequentemente, con una potenza di fuoco comunicativa maggiore a quella del centrosinistra, come abbiamo visto negli istogrammi sopra, e spesso anche con ottimi riscontri di engagement, possiamo ben intuire fino a che punto lo spazio pubblico sia stato occupato da argomentazioni ostili al Pd e alla sinistra.

Allo stesso risultato di occupazione dello spazio di dibattito della piattaforma arrivano i tweet dei leader del Movimento 5 Stelle, i quali riescono a mobilitare la loro community con campagne specifiche (il dimezzamento dei parlamentari, il vincolo di mandato), fanno parlare di sé stessi gli altri leader generando agenda-setting (Di Maio, rimborsopoli, governo 5 stelle) e assestano poi il colpo giusto sul finire della campagna elettorale, con l’evento mediatico della presentazione della lista dei ministri.

Conclusioni di #RecapElezioni 18

Su Twitter:

  1. Vince chi occupa la piattaforma con i propri messaggi, attraverso quantità, autenticità e una community costruita nel tempo. Dunque sono fondamentali non solo la coerenza e la semplicità nei messaggi, ma anche la percezione di autenticità e credibilità nella comunicazione social: ecco perché, a parità di impegno, la presenza pervasiva di Salvini è ben più efficace di quella dell’alleato di coalizione Berlusconi.
  2. Vince chi impone i propri temi, quindi chi fa parlare di sé, chi porta gli altri sul proprio terreno di scontro: lo abbiamo visto fare tanto a Salvini quanto a Di Maio.
  3. Vince la consistency: la densità della propria presenza. La continuità paga.
Appendice: i tweet contro i competitor

Come  hanno dibattuto su Twitter  i leader? Come si sono confrontati gli uni con gli altri? I social hanno senz’altro amplificato una campagna elettorale combattuta e cruenta. Qui ad esempio un top tweet di Matteo Salvini contro il Movimento 5 Stelle.

Qui invece alcuni tweet di Di Maio e Toninelli sui propri avversari, del Pd e di centrodestra.

Infine, non mancano naturalmente anche tweet molto aspri di Calenda e Renzi verso i propri avversari.

 

Marco Borraccino

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AI, Automazione, Data Science: il giornalismo cerca alleati contro le fake news

12 gennaio 2018. Mark Zuckerberg annuncia importanti cambi nell’algoritmo Facebook. “You’ll see less public content like posts from businesses, brands, and media” scriveva in un post dalla sua pagina “and the public content you see more will be held to the same standard – it should encourage meaningful interactions between people”. Dopo anni di controverso rapporto con il più frequentato dei social media, dalla progressiva perdita di peso delle pagine ufficiali passando per la non felicissima esperienza degli istant articles, l’editoria mondiale si è sentita nuovamente davanti a una penalizzazione del gigante Menlo Park. In realtà le edizioni on line dei quotidiani non sembrano aver ricevuto contraccolpi letali: alcune settimane fa, un report di Newswhip mostrava che da questo punto di vista non molto è cambiato in questi mesi. Secondo i rilievi dell’indagine, infatti, in cima al proprio feed gli utenti continuano a trovare tuttora le condivisioni di breaking news o notizie in tempo reale dalle testate giornalistiche. Ma Newswhip sottolineava contestualmente anche un altro punto: la questione delle fake news è più aperta che mai. Su Facebook continuano infatti ad attrarre vaste audience anche gli editori che fanno leva sul complottismo, sulla paura, sulla rabbia. E la scorsa settimana a Perugia, nella dodicesima edizione del Festival del giornalismo, il tema del sensazionalismo, delle storture della “popularity” dei contenuti, dei possibili antidoti del giornalismo, è rimbalzato in tanti interventi.

Nella presentazione Infowar e Digital propaganda Daniele Chieffi, direttore della comunicazione digitale Agi, ha spiegato il funzionamento di alcune meccaniche con estrema chiarezza: “clicco una volta un articolo sulla violenza nell’immigrazione? Da due volte, l’algoritmo la volta successiva mi mostrerà quel tipo di contenuto per tre volte. Poi cinque, poi dieci, poi  venti. E tutto questo crea delle bolle informative, le echo chamber, che alimentano le nostre convinzioni. Considerato che il 76% dei giovani si informa su Facebook”, aggiunge “capite bene che impatto può avere questa meccanica”. Rischi noti e quanto mai attuali dell’ecosistema digitale, che potrebbero però trovare proprio nelle nuove tecnologie un alleato inatteso.

Il panel discussion “Disinformazione e Intelligenza artificiale: sfide e opportunità” ha affrontato apertamente questo argomento. Negli interventi dei relatori molti scenari sulle nuove possibilità ma anche molta prudenza. “Gli algoritmi hanno chiaramente un problema di identificazione del sensazionalismo” ha detto Lisa-Maria Neudert, dell’Oxford Internet Institute. E si sta lavorando, ha spiegato, affinché l’intelligenza artificiale quindi possa identificare, verificare e correggere la disinformazione. “Però non è ancora così semplice” avverte “perché ci sono ostacoli nella contestualizzazione, nel riconoscimento di un eventuale machine bias, nell’applicazione su scala: gestire grossi data base è un problema”. “Dunque” ha concluso “attualmente l’azione di debunking attraverso l’AI deve avvenire sempre attraverso l’azione umana”. Nello stesso panel è intervenuta anche Amy Zhang, membro del computer Science e Artificial Intelligence Lab del MIT e della Credibility Coalition, che sta lavorando su nuovi metodi di valutazione della credibilità di un contenuto informativo. “Abbiamo in cantiere vari progetti che, tramite i tool, tentano di rispondere a queste domande: cos’è un contenuto credibile? E possiamo convergere su modi scientifici e di sistema per valutare la credibilità di un’informazione? E se si, come possiamo applicarli su scala?”. “Il primo pilot della coalition” ha raccontato “è stato un progetto su cinquanta articoli, analizzato attraverso il tool Texttresher. E abbiamo lavorato su alcuni parametri fissi nella valutazione di credibilità del contenuto giornalistico: la quantità di pubblicità presente ad esempio, e l’aggressività della pubblicità stessa”. La stessa Zhang riconosce però la difficoltà nel trovare correlazioni inequivocabili tra la presenza di advertising e la credibilità di un contenuto.

Martin Robbins, intervenuto subito dopo, ha esposto l’esperienza di Factmata, community di factchecking che si fonda su applicazioni di Artificial Intelligence: “cerchiamo di agire in logiche di scala molto ampie e stiamo cercando di preparare i nostri sistemi a farlo. Però certo l’AI non è una formula magica che può risolvere da sola tutti i problemi”. E ha poi proseguito, a proposito di giornalismo e social media: “uno dei problemi di Twitter e di Facebook è che sono piattaforme che hanno molto a che fare con ciò che crea engagement tra le persone, ma poco con la qualità di quello che c’è. Popularity versus credibility: questa è la frattura”. Su questo punto ha ripreso la parola Amy Zhang sottolineando che uno degli indicatori dei progetti di Credibility Coalition è proprio quanto il tono di voce di un articolo sia emotional. “Io penso” ha concluso “che i trending topic basati della popolarità caleranno di importanza e si riaprirà uno spazio per gli esperti”.

Nel frattempo, tuttavia, il dibattito sul nuovo rapporto giornalismo e tecnologia è apertissimo. Julia Angwin di ProPublica, intervistata da Fabio Chiusi nel panel Algoritmi, Potere e Responsabilità, si è occupata lungamente dell’accountability degli algoritmi e nei suoi lavori ha ben sottolineato gli attuali limiti dell’automazione, tuttavia ha sottolineato la necessità che i nuovi giornalisti siano maggiormente tech-litered rispetto al passato. Perché è chiaro che l’utilizzo dell’AI richiederà sempre di più un approccio multidisciplinare del fattore umano. E le nuove skill del resto  sembrano essere già entrate nella quotidianità di molte testate, come hanno raccontato gli speaker del panel Automazione, Realtà aumentata e intelligenza artificiale in redazione. Anne-Marie Tomchack di Mashable UK ha esposto l’esperienza della sua redazione con Velocity, un tool personalizzabile, in uso già da anni, che consente di prevedere quali storie funzioneranno meglio sui social. “Ci sono grandi possibilità ma anche grossi rischi”, ha detto. “Perché gli algoritmi possono creare fake news: gli algoritmi stessi quindi devono essere più intelligenti e i giornalisti hanno un ruolo importante anche nel controllare che queste tecnologie effettivamente funzionino. Il tema dello sviluppo delle piattaforme va di pari passo con quello dell’etica delle nuove tecnologie”. Il tema ineludibile, ed emerge in tanti interventi, non è tecnico ma culturale.  “Bisogna sempre tenere a mente il ruolo degli esseri umani”, spiega Francesco Marconi, direttore R&D del Wall Street Journal. “C’è molto lavoro editoriale dietro l’automazione, dietro i template: tutti i processi di validazione dei dati sono guidati dall’uomo. La vera differenza è che siamo passati da un modo lineare a un modo dinamico di produrre notizie:  i giornalisti oggi sono in un certo senso anche scienziati e sperimentano, e questo è un modo di creare un’organizzazione”. Anche lo stesso Marconi però in chiusura del suo intervento si sofferma sull’etica: “il giornalismo dev’essere fondato sulla trasparenza. Lo si chiede alle fonti, dev’essere chiesto anche al modo in cui costruiamo le macchine”. L’uso delle tecnologie di automazione e intelligenza artificiale è approdato anche in Italia grazie a Rep, l’app premium di Repubblica, raccontata da Andrea Iannuzzi: “cerchiamo di offrire servizi all’utente di Rep anche attraverso il monitoraggio dei suoi dati dell’utente e le sue interazioni, per ottimizzare il flusso dei contenuti che proponiamo”. Lo stesso Iannuzzi racconta però anche gli ostacoli strutturali e contingenti che questo processo di innovazione sta incontrando in Italia. “L’uso dell’intelligenza artificiale da noi è ancora in uno stadio iniziale: il machine learning non può fare in italiano tutto ciò che riesce a fare in inglese” rileva. “Poi ci sono mansioni che per ragioni sindacali o organizzative devono essere segmentate in più figure. All’interno del nostro gruppo editoriale c’è però il visual lab in cui stiamo mettendo insieme figure professionali diverse per farle lavorare insieme”.

Per chiudere con un’esperienza italiana, si segnala infine l’approccio al data journalism condotto da più di un anno da Agi con redazioni esterne, esposto dal condirettore Marco Pretallesi nel panel Fatti, dati, mobile. “Io e Riccardo Luna ci siamo insediati all’inizio di ottobre di un anno fa, e quasi contestualmente è merso il termine post-verità. Per questo abbiamo sintetizzato il nostro indirizzo con l’hashtag #laveritàconta. Però un conto è lo slogan, un conto è farlo e per questo abbiamo deciso di dare spazio a dati e factchecking e c’è stato bisogno di competenze specifiche, di coinvolgere le realtà migliori”. Nel panel sono state raccontate le collaborazioni strutturali che Agi ha allestito con Pagella Politica che, ha raccontato Giovanni Zagni, ha l’obiettivo di offrire ai lettori il contesto delle dichiarazioni pubbliche per verificarne l’attendibilità. Analogo rapporto è stato instaurato anche con Formica Blu, rappresentata da Elisabetta Tola, che fornisce articoli long form improntati sull’utilizzo dei dati, e Youtrend, che, racconta Lorenzo Pregliasco, con il medesimo approccio improntato sui dati fa analisi politica. Un modello organizzativo che, ha detto Pratellesi, richiede tempo e investimenti.

Marco Borraccino

 

Qui i miei articoli sulle precedenti edizioni del Festival Internazionale del giornalismo:

2017

Festival del giornalismo di Perugia 2017, fake news: l’antidoto è riscoprire la lentezza

2016

Festival del giornalismo Perugia 2016, il futuro passa dal mobile. E dall’Africa…

2015

Festival del giornalismo: come sostenere una testata online. A Perugia le idee degli altri

Tv e la sua seconda vita: da ‘cattiva maestra’ a dispositivo ‘smart’

2014

Festival del giornalismo di Perugia, si riparte da Snowden

Quel monarca assoluto di nome Google News

Il lettore 2.0, watchdog dei media

#H24: i numeri social del debutto

Buon esordio sui social e ampi margini di miglioramento per “H24, l’attualità condivisa”, nuovo appuntamento del mercoledì sera di Skytg24. 

Il format, curato dal vicedirettore Riccardo Bocca e dai giornalisti Francesca Smacchia, Francesca Baraghini e Dario Cirrincione, ha la propria vocazione nell’interazione col pubblico attraverso i social attorno a un tema da approfondire, che per la puntata d’esordio era l’immigrazione.

In tal senso, sono stati attivati due principali punti di contatto: Twitter, presidiato con un hashtag sponsorizzato già dalla mattina, e Facebook, con un gruppo pubblico che in pochi giorni ha raccolto 1500 membri.

Il monitoraggio, effettuato attraverso la piattaforma Talkwalker, è stato impostato sull’individuazione di post contenenti #H24hashtag24 nella giornata del 4 aprile. Qui i risultati, con un picco evidente nelle ore della messa in onda.

Particolarmente attivo e influente, come è ovvio, il curatore del format, seguito però anche da utenti comuni che hanno iniziato a prendere parte alla conversazione social sulla trasmissione Sky.

 

 

 

Il tool raccoglie in tutto, in relazione alla giornata, 717 menzioni per un totale di 440 fonti. Il tema prescelto per l’esordio, senz’altro spinoso per le divisioni che genera, è stato trattato anche in relazione a un altro argomento controverso, centrale anche in campagna elettorale: quello dei vaccini. Il secondo post a più alto engagement del flusso (il primo è di SkyTg24) è proprio quello che solleva questo tema, ed influenza anche, in parte, la word cloud finale generata dal tool. Postato nella tarda serata del 3, viene poi retwittato e discusso anche nella giornata successiva.

Interessante, infine, valutare il target social di coloro che hanno interagito e pubblicato sull’hashtag ufficiale del programma: tendenzialmente tra i 25 e i 34 anni, uomini, con una netta prevalenza delle professioni giornalistiche, quest’ultima dovuta probabilmente al peso attribuito dal tool ai post pubblicati dagli autori del programma.

Marco Borraccino

 

Big Data e codice: così due studenti della Sapienza hanno analizzato le elezioni su Twitter

I social media sono indicatori credibili dell’andamento di una campagna elettorale? Ci siamo interrogati in tanti a tal riguardo. E la misurabilità, l’ascolto, i risultati dei profili social sono stati oggetto di indagini molteplici e dense, negli ultimi mesi: me ne sono occupato io su questo blog, ma anche molti altri, ognuno con un taglio diverso. Qualcuno si è affidato a tool molto conosciuti in ambito social, altri hanno allestito dei veri e propri team multidisciplinari di sviluppatori e analisti. Altri ancora hanno invece approfittato delle elezioni politiche per costruire, silenziosamente, un proprio modello di monitoraggio e mettere in pratica quanto avevano appreso in aula qualche settimana prima: è il caso di Davide Aureli e Valerio Guarrasi, due studenti di 23 anni iscritti al corso di laurea in Data Science della facoltà di Scienze Statistiche dell’Università La Sapienza di Roma. Dopo la prima messa in onda de “Lo Stato Social”, mi hanno contattato per condividere i loro rilievi e farmi sapere come hanno lavorato: risultati e metodo che hanno messo a disposizione di tutti su Github, una piattaforma social per la programmazione condivisa.

Aureli e Guarrasi hanno analizzato i dati provenienti da Twitter negli ultimi otto giorni di campagna elettorale, prendendo in esame un bacino complessivo di 980 profili Twitter in tutto e 8375 tweet. “Siamo partiti selezionando alcuni profili di partito e avviando lo ‘streamer’, un programma che osserva questi profili” mi hanno spiegato. “Appena uno di questi profili pubblicava un tweet, questo veniva raccolto nei nostri database. Lo streamer poi ha continuato a girare per tutta la settimana”. La quantità dei profili monitorati e dei post ottenuti ha infatti richiesto che un computer restasse acceso per tutta la settimana soltanto per raccogliere i dati. “Non volevamo concentrarci solamente sui leader di ogni partito ma raccogliere i tweet di tutti i candidati delle elezioni del 4 marzo e anche delle pagine dei loro partiti: in un secondo momento, ci siamo concentrati su tutti i tweet che avessero ottenuto come minimo 5 favoriti e 5 RT”.

A tutti gli effetti, Aureli e Guarrasi hanno allestito in autonomia un tool in-house di social listening e monitoring, con un proprio metodo e funzionamento, in grado di analizzare metriche quantitative dei post come RT e favorites ma anche di dare indicazioni chiare sui temi chiave dell’ultima settimana di campagna elettorale. E nei loro rilievi finali ci sono molti elementi su cui convergono anche altre analisi.

Ad esempio, il fatto che la coalizione più attiva su Twitter sia stata quella di centrodestra (anche, aggiungono, a fronte di un numero complessivo di profili monitorati inferiore a quello di altri). Il partito più performante nelle loro analisi è risultato il Movimento 5 Stelle: i profili legati ai candidati e al movimento grillino sono stati infatti quelli che, mediamente, hanno ottenuto il maggior numero di RT e favorites.

Inoltre, osservano Aureli e Guarrasi, “abbiamo notato che i rappresentanti dei partiti hanno ricevuto su Twitter più attenzione ogni qual volta che hanno offeso o criticato i loro rivali, piuttosto che esposto idee e proposte”. “Gli utenti Twitter”, dicono nelle loro conclusioni, “sono altamente motivati, più giovani della media e più spesso uomini quando coinvolti in thread di dibattito politico: analizzare questa piattaforma può dunque aiutarci a comprendere dove si posizionano individualmente le persone altamente motivate in relazione al discorso pubblico”.

Marco Borraccino

Fico Santo Subito: divertimento e qualche dubbio

Più di 22 mila menzioni, trending topic da due giorni, quasi otto mila fonti diverse, rilanci sui principali quotidiani nazionali. La campagna virale di sfottò sul neopresidente della Camera e le sue foto mentre  va al lavoro in autobus, rappresentata negli hashtag #FicoSantoSubito e #RobertoFicoSantoSubito, è un successo. Ed è senz’altro molto divertente.

Secondo i dati di Talkwalker, il sito più influente sul topic è l’Huffington Post e il post a più alta performance è quello della pagina Facebook di Repubblica.it.

Numeri di engagement e reach importanti, che testimoniano ancora una volta le potenzialità dei social nel costruire dal basso flussi conversazionali potenti e performanti: succede in ogni occasione in cui un tema d’attualità possa essere ripreso con un tone of voice leggero e satirico.

Conversazioni che poi, come abbiamo visto sopra, vengono anche riprese dai media tradizionali e rilanciate a un pubblico molto più vasto.

Qui due post di due influencer di ambito satirico, Le frasi di Osho e Vujaboskov.

Qui, invece, la word cloud con le 50 parole più ricorrenti.

Il rovescio della medaglia di questa dinamica sta però in due aspetti, di visibilità e di valutazione complessiva, che andrebbero parimenti considerati.

Il primo: quanta visibilità aggiuntiva ha ottenuto il neo presidente della Camera, e specificamente il suo gesto, dalla campagna virale che gli è stata dedicata?

Secondo: quanto siamo sappiamo invece del pubblico social non organizzato in campagne, non colto e brillante come quello di #FicoSantoSubito? Poco. Sappiamo però che proprio sui social i Cinque Stelle sono spesso protagonisti di rovesciamenti di fronte repentini e imprevedibili: ricordate il caso rimborsopoli, esploso in piena campagna elettorale? Il post politico più virale su Facebook nei giorni topici di quella vicenda fu la foto postata sulla sua pagina da Luigi Di Maio, in cui è ritratto mentre spiega a Filippo Roma de Le Iene quanto e come i parlamentari pentastellati abbiano restituito in cinque anni nelle istituzioni. La vedete qui sopra.

In poche parole: divertente e performante la campagna su Fico, ma attenzione alle controindicazioni e occhio a tutto il contesto.

Marco Borraccino

#DeleteFacebook: ci credono i media, non gli italiani

Massimo Mantellini oggi scriveva via Twitter che probabilmente di casi Cambridge Analytica ve ne saranno altri, e a guardare la potenza di fuoco che alcuni giornali italiani hanno riservato al caso, c’è da pensare che parleremo a lungo di social media, di privacy e  governance dei big data. Certo è che molta attenzione è stata prestata anche alle campagne nate parallelamente a questa vicenda, su tutte #DeleteFacebook, nata su iniziativa di John Calacanis: l’imprenditore, scrive Repubblica, “propone un concorso per costruire un social che possa sostituire Facebook, un social globale concorrente che rispetta la privacy e non traffica dati”. Nonostante il clamore suscitato dalla decisione di Elon Musk di cancellare le proprie pagine Facebook aziendali, stando a metriche puramente quantitative ad ora non assistiamo a “movimenti di piazza”, naturalmente virtuali, che manifestino una volontà di cancellazione dal social di Menlo Park, né a livello internazionale né nel nostro Paese.

Come vediamo da queste infografiche realizzate grazie al tool Talkwalker, l’Italia non sembra certo in prima fila nelle menzioni del topic, superata anche da Paesi europei, come la Germania, dove il tasso di frequentazione dei social media è addirittura ben inferiore al nostro. Eppure ci sono redazioni giornalistiche che hanno scommesso su questo tema: giorni fa Repubblica ha pubblicato una guida per cancellarsi dai social, rilanciandola in homepage sotto gli aggiornamenti del caso Cambridge Analytica e incorrendo in un grossolano errore nel link di rilancio all’intervista di Mark Zuckerberg.

Addentrandoci meglio nei numeri della conversazione social italiana, definiamo ancor meglio il limitato rumore sollevato finore dal topic.


Stando ai dati di Talkwalker, parliamo in Italia di circa 5mila menzioni, 4 mila fonti diverse, molto concentrate su professioni intellettuali ed editoriali. Il sistema mediatico è insomma molto rappresentato nella conversazione e il tema non è affatto distribuito omogeneamente all’interno della popolazione, a riprova della sua sostanziale settorialità.

 

 

 

 

Secondo il tool, gli autori più influenti sul topic sono ad ora il sito dell’Agenzia Giornalistica Italia Agi e il giornalista che si è occupato del tema, Arcangelo Rociola.

Marco Borraccino

Cambridge Analytica: numeri e insights sulla web conversation italiana

Il caso è esploso da meno di una settimana, eppure tanto sui media tradizionali quanto on line sembra che non si parli d’altro. L’inchiesta sulla società di big data Cambridge Analytica e le implicazioni dell’uso dei dati social sono in primissimo piano, nei siti di news e nei flussi conversazionali sui social. Proviamo quindi a dare un’occhiata, grazie al tool Talkwalker, a numeri e insights della conversazione web e social in corso in Italia.

 

 

 

 

Le menzioni del topic sono, al momento, circa 21.100. Ne hanno parlato più di diecimila autori unici e 1.400 siti. I picchi di post sono regolari, a metà giornata, da domenica 18 marzo, e non sembrano diminuire. Pressoché inutile fare una stima della reach, tale è stata la pervasività dell’attenzione da parte di tutto il mondo dell’informazione.

 

 

 

Subito dopo Twitter, tra le fonti spiccano i siti e i blog di news on line. Non a caso, a presentarsi come la fonte di news-site più influente è il sito dell’agenzia di stampa Agi, che per prima domenica scorsa ha rilanciato in Italia le rivelazioni dei quotidiani Observer, Guardian e New York Times.

Il sentiment della conversazione è tendenzialmente neutrale, con tendenza al tone of voice negativo nel 20% circa dei casi. La word cloud è pienamente coerente con questo dato  e presenta la ricorrenza di una semantica legata ad aspetti scandalistici (bufera, responsabilità, domande, rischio, colpa, etc).

Interessante, infine, il dato sui post considerati dal tool Talkwalker più influenti su questo caso. Si tratterebbe infatti dei post pubblicati su Facebook da Ceres e da Enrico Mentana.

Tale è stato l’engagement ottenuto dal post di real-time marketing pubblicato dal noto brand danese, che ad oggi il tool considera la sua fan page come “l’autore più influente” del thread di conversazione.

Senz’altro interessante notare quindi come, nonostante al centro dello  “scandalo” vi sia proprio l’uso dei dati personali lasciati su Facebook, è soprattutto su questa piattaforma che le persone ne stanno discutendo.

Ciò non riguarda solo i brand e le persone ma anche i giornalisti tradizionali, come del resto ricorda anche il post di Mentana.

A riprova del fatto che in termini di piattaforma social di discussione pubblica, almeno in Italia non esiste al momento alternativa  alcuna  al media di Menlo Park.

Marco Borraccino

#LoStatoSocial: da instant doc a instant trend su Twitter

Solo pochi giorni di preavviso sulla programmazione, praticamente poche ore, eppure tanto è bastato all’instant docu “Lo Stato Social – le elezioni come non si sono mai viste” (di Giorgio J Squarcia con la collaborazione di Barbara Gasperini e Marco Borraccino, prodotto da Lady Bug Entertainment per Sky Atlantic) per imporsi la sera di domenica 18 marzo tra i trending topic italiani su Twitter.

Nonostante la concorrenza con due partite di Serie A (Lazio-Bologna e Napoli-Genoa) e due appuntamenti televisivi di primo piano (Non è l’arena e Storie Maledette), alle 21.31 l’hashtag #LoStatoSocial si è posizionato tra i Trending Topic italiani. Qui l’infografica redatta grazie ai dati del tool Talkwalker.

Stando ai dati del tool, le menzioni per l’hashtag #LoStatoSocial sono 827, pubblicate da 316 fonti diverse sui social e sul web, per una reach potenziale complessiva di 8,4 milioni di utenti. Picco di mention tra le 21 e le 22.00 (241), postate soprattutto su Twitter.

Non molte dunque le fonti social che partecipano al flusso, tuttavia influenti nelle loro nicchie e molto attive nell’interagire e nel rilanciare le conversazioni di altri. Condizioni che si rivelano fondamentali per scalare i Trending Topic nell’affollata domenica sera televisiva.

I top tweet del flusso sono quelli pubblicati da Andrea Scrosati, Francesco Nicodemo e Luca Morisi.


L’autore più influente, per reach complessiva e attività, è Barbara Gasperini. Ma molto intensa anche l’attività continuativa, in tutta la serata, anche di altri utenti.

Il sentiment complessivo del flusso è stato positivo e il target maggiormente attivo nella conversazione in rete è prevalentemente maschile, compreso tra i 25 e i 44 anni.

La word cloud della conversazione appare molto articolata: in primo piano l’autore del documentario e i collaboratori, i canali televisivi, gli esperti intervenuti, ma anche alcune keyword ricorrenti nella trasmissione come media, politica, campagna elettorale, elezioni.

 

Marco Borraccino