Delete Facebook: ci credono i media, non gli italiani

Dopo lo scandalo Cambridge Analytica molti media hanno rilanciato anche in Italia campagne internazionali per promuovere l’abbandono dei social media: una delle più famose è #DeleteFacebook

Scriveva oggi via Twitter Massimo Mantellini che probabilmente di casi Cambridge Analytica ve ne saranno altri. E a guardare la potenza di fuoco che alcuni giornali italiani hanno riservato al caso, c’è da pensare che parleremo a lungo di social media, di privacy e  governance dei big data. Certo è che molta attenzione è stata prestata anche alle campagne nate parallelamente a questa vicenda, su tutte #DeleteFacebook, nata su iniziativa di John Calacanis. L’imprenditore, scrive Repubblica, “propone un concorso per costruire un social che possa sostituire Facebook, un social globale concorrente che rispetta la privacy e non traffica dati”.

Nonostante il clamore suscitato dalla decisione di Elon Musk di cancellare le proprie pagine Facebook aziendali, stando a metriche puramente quantitative ad ora non assistiamo a “movimenti di piazza”, naturalmente virtuali, che manifestino una volontà di cancellazione dal social di Menlo Park, né a livello internazionale né nel nostro Paese.

#DeleteFacebook: i numeri della conversazione

Come vediamo da queste infografiche realizzate grazie al tool Talkwalker, l’Italia non sembra certo in prima fila nelle menzioni del topic, superata anche da Paesi europei, come la Germania, dove il tasso di frequentazione dei social media è addirittura ben inferiore al nostro.

Eppure ci sono redazioni giornalistiche che su questo tema hanno scommesso. Giorni fa Repubblica ha pubblicato una guida per cancellarsi dai social, rilanciandola in homepage sotto gli aggiornamenti del caso Cambridge Analytica e incorrendo in un grossolano errore nel link di rilancio all’intervista di Mark Zuckerberg.

Addentrandoci meglio nei numeri della conversazione social italiana, definiamo ancor meglio il limitato rumore sollevato finore dal topic.


Stando ai dati di Talkwalker, parliamo in Italia di circa 5mila menzioni, 4 mila fonti diverse, molto concentrate su professioni intellettuali ed editoriali.

Il sistema mediatico è insomma molto rappresentato nella conversazione e il tema non è affatto distribuito omogeneamente all’interno della popolazione, a riprova della sua sostanziale settorialità.

 

 

 

 

Secondo il tool, gli autori più influenti sul topic sono ad ora il sito dell’Agenzia Giornalistica Italia Agi e il giornalista che si è occupato del tema, Arcangelo Rociola.

Marco Borraccino

@borraccinomarco

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