Da #VogliamoSavona a #Oettinger: la crisi istituzionale sui social

L’Italia vive una grave crisi istituzionale e le conversazioni che si sviluppano sui social tracciano mappe interessanti: qui i dati Talkwalker sui punti di snodo.

I like di Di Maio in homepage sui siti dei giornali. Hacker russi che condizionerebbero i trending topic italiani. Foto di stralci di manuali di diritto postate su Twitter e poi “rubacchiate” dai parlamentari: sempre, comunque, senza alcun approfondimento. Leader politici che dileggiano gli avversari rei di ricorrere troppo spesso alla diretta Facebook: dileggio che naturalmente avviene attraverso diretta Facebook .

Il nostro Paese sta vivendo una delle più gravi crisi istituzionali di sempre e le conversazioni che a tal proposito si sviluppano sui social possono tracciare alcune mappe interessanti: sia dei flussi seguiti dalle opinioni che dei nuovi rapporti di dipendenza che si sviluppano tra old media e new media.

Proviamo qui, con il supporto dei dati Talkwalker, a identificare e analizzare i punti di svolta principali delle ultime giornate.

Dove eravamo rimasti

Un Presidente del Consiglio incaricato, uno staff esperto che in modo solerte lo aveva dotato di profili ufficiali sui social e le stesse piattaforme social che in questa sollecitudine avevano visto un’opportunità di legittimazione e di credibilità, e dunque altrettanto rapidamente avevano concesso la spunta blu di verifica. Eravamo rimasti qui, a Giuseppe Conte e al suo repentino approdo sui social media.

E’ passata una settimana ma tale è la densità degli eventi cui abbiamo assistito che sembra trascorso un mese. Delle motivazioni della rottura tra l’alleanza M5S-Lega e il Quirinale sappiamo ormai tutto: compreso il fatto che la comunicazione sui social media ha giocato un ruolo importante, sia nell’innescare la crisi che nel darle una rappresentazione plastica e immediatamente fruibile.

Il punto zero: lo status Facebook di Matteo Salvini

Sono le 20.41 di venerdì 25 maggio. Giuseppe Conte è al lavoro da due giorni per comporre il “governo del cambiamento” targato Movimento 5 Stelle e Lega.

Sembra quasi fatta, ma da alcune ore sui media circola con insistenza un’indiscrezione. A quanto pare, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella non gradirebbe il nome proposto per il ministero dell’Economia, il professore Paolo Savona, noto per alcune sue posizioni anti-euro. Nel tardo pomeriggio Conte sale al Quirinale per aggiornare Mattarella in via informale sul procedere delle consultazioni. Nel colloquio, le perplessità vengono evidentemente ribadite e all’uscita Conte informa del problema la nascente maggioranza di governo.

Il leader della Lega sbotta e pubblica dalla sua pagina Facebook uno status lapidario: “Sono davvero arrabbiato”. Il suo principale alleato nella proposta del governo del cambiamento, Luigi Di Maio, mette like al post. La  cosa non passa inosservata e i media rilanciano il segnale social interpretandolo come un chiaro segnale di polemica verso il Quirinale. La miccia è accesa.

Interessante rilevare come l’esplosione dello scontro tra Quirinale e partiti si manifesti in prima battuta su Facebook.

E’ lì che i leader comunicano il proprio dissenso al Capo dello Stato: Salvini si esprime con un post laconico ma chiaro, Di Maio con un segnale di assenso; entrambi eludono ogni passaggio con i media tradizionali; si rivolgono direttamente ai cittadini.

Una scelta, questa di Salvini e Di Maio, in piena continuità con la loro strategia di comunicazione, sia elettorale che dell’ultimo periodo.

#VogliamoSavona: la mobilitazione social e i sospetti del Corriere

La crisi è conclamata, i sostenitori del nome proposto da Di Maio e Savona si mobilitano sui social con l’hashtag #VogliamoSavona. Secondo Talkwalker, il primo picco dell’hashtag si registra proprio nelle ore immediatamente successive allo status di Salvini, nella tarda serata del 25 maggio.

Nei giorni successivi, il Corriere della sera ventilerà il sospetto che dietro questa mobilitazione così massiccia vi siano degli hacker russi.

A quanto risulta, l’hashtag viene lanciato su Twitter nella serata di venerdì scorso, da account molto noti, dotati di un buon numero di follower e vicini alle posizioni di Lega e Movimento 5 Stelle.

C’è Antonio Maria Rinaldi, quasi  22 mila follower, sostenitore delle idee di Paolo Savona e proprietario del sito scenarieconomici.it su cui il professore di economia pubblicherà poi una sua dichiarazione. C’è Giuseppe Palma, più di 6 mila follower, avvocato, saggista e collaboratore di Libero. E twitta per il professor Savona anche Claudio Messora, byoblu, quasi 5o mila follower, vero e proprio influencer da sempre vicino al Movimento 5 Stelle.

Antonio Maria Rinaldi, ore 22.40

Giuseppe Palma, ore 22.59

Claudio Messora, ore 23.13

Nella giornata successiva l’hashtag resterà in tendenza e toccherà picchi di frequenza ancora più alti. E’ un trend a cui prendono parte giornalisti noti come Antonio Socci, personaggi dello spettacolo come Simona Ventura, Simone Di Stefano di Casapound.

Personaggi pubblici che, stando ai dati di Talkwalker, pubblicano post ad alto tasso di condivisione e che, con ogni probabilità tengono in alto il trending topic e lo diffondono anche a mondi esterni a quelli di M5S-Lega.

Sembra dunque essere pienamente spiegabile in che modo l’hashtag sia potuto diventare virale e restarci: grazie a diversi account “influenti”, ambienti diversi per settore e per area politica si sono mobilitati su un unico trending topic, il cui oggetto è peraltro l’apertura dei tg del giorno.

Tra i più importanti tweet di queste prime giornate rilevati da Talkwalker, sabato 26 c’è anche quello in cui viene postata la fotografia del manuale di diritto pubblico di Temistocle Martines, erroneamente attribuita a Costantino Mortati, come ampiamente approfondito dall’Agi, che sottolinea peraltro la mancata contestualizzazione della citazione. Peraltro anche l’Agi attribuisce l’errore a Danilo Toninelli, il quale con ogni probabilità ha semplicemente “importato” la foto postata da Socci (o addirittura da altri prima di lui): il suo tweet infatti è stato postato soltanto domenica 27, quando il tweet del giornalista aveva già acquisito viralità e la foto era ampiamente circolata.

E’  Tra i risultati più rilevanti c’è anche il tweet dell’account Il Sofista, 40 mila follower, di cui avevamo già parlato analizzando la conversazione social #governoneutrale e che anche in quella occasione si era schierato su posizioni molto critiche verso Mattarella. Utente quindi molto attivo nell’orientare il sentiment di determinate conversazioni su Twitter.

Dei tre hashtag che maggiormente hanno rappresentato la crisi istituzionale #VogliamoSavona è quello che ha ottenuto il più alto numero di mentions: ha ottenuto quasi 130 mila menzioni.

La risposta dei sostenitori del Quirinale: #IoStoconMattarella

Al crescere dell’hashtag #VogliamoSavona, sabato 26 maggio i sostenitori della posizione del Presidente della Repubblica oppongono #IoStoconMattarella. Il flusso è consistente sebbene, in termini assoluti, inferiore a quello precedente.

E’ tuttavia interessante notare come la drammaticità dell’appello del Presidente sia stata molto più mobilitante rispetto a tutto l’hashtag precedente: il grafo di Talkwalker indica che il picco conversazionale di #IostoconMattarella (flusso blu) è molto più alto rispetto a tutti quelli del topic precedente e anche i successivi.

La levata di scudi dei 5 stelle: #IlMiovotoConta

“Ho bisogno del vostro aiuto. Collegatevi, ci sono novità importanti”. La macchina della mobilitazione del Movimento 5 Stelle è collaudatissima. Facebook live di Luigi Di Maio, immediata tweetstorm con un hashtag condiviso e motivante. Ma le indecisioni politiche dei 5 Stelle in questa fase si riverberano anche sull’efficacia delle loro iniziative sui social e il flusso non ottiene risultati comparabili agli altri due. Il numero di menzioni indicate da Talkwalker non raggiunge nemmeno la metà di quelle di #VogliamoSavona.

Il FB Live “diverso” di Matteo Renzi

La bagarre politica offre l’opportunità di tornare a parlare in modo disintermediato ai propri social follower anche a Matteo Renzi.

Il look con cui si propone ai suoi fan è però ben diverso da quello che adottano, nello stesso formato, i suoi competitor diretti, Matteo Salvini e Luigi Di Maio.

Renzi infatti ha ancora un atteggiamento da Presidente del Consiglio, un modo di porsi molto istituzionale: seduto alla scrivania, bandiere sullo sfondo, giacca indossata. Siamo ben lontani dalla più informale camicia di Di Maio o dall’improvvisazione dei live “sul tetto” di Salvini.

Renzi sceglie un approccio diverso e non a caso critica, proprio in questa occasione, l’eccessivo ricorso dei suoi competitor al Fb Live. Cosa che viene rilevata da David Allegranti del Foglio.

Le esternazioni di #Oettinger

A infiammare nella giornata di ieri un quadro politico già rovente ci sono le esternazioni del commissario UE al bilancio, Gunther Oettinger.

E’ un’occasione che Salvini e Di Maio non perdono per accusare l’Ue e la Germania di indebita ingerenza sulla politica italiana: secondo Talkwalker,  i tweet di Salvini e Di Maio sono i post social più influenti di questo trending topic.

Marco Borraccino

 

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