La guerra giusta di Twitter ai profili fake

Twitter sta sospendendo milioni di profili fake ed è una buona notizia: anche a costo di perdere utenti, punta alla qualità della piattaforma

Alcune settimane fa, su Twitter, ho avuto una conversazione con un giornalista riguardante lo stato di salute della piattaforma di San Francisco.

In un suo tweet aveva osservato la comparsa di una serie di account e di commenti ai suoi tweet ogniqualvolta nominasse un determinato personaggio politico.

Nel thread generato da questo tweet, interessante e partecipato, sono seguite da parte mia alcune domande, per capire meglio si trattasse di automazione o di profili rispondenti a persone vere.

In un tweet sostenevo: “il fatto che siano network di persone reali è in sé un punto positivo per la piattaforma”. E dunque ora non posso che applaudire alla notizia diramata alcuni giorni fa dal Washington Post: negli ultimi due mesi, Twitter ha sospeso più di 70 milioni di account.

Twitter sta sospendendo milioni di fake

La piattaforma guidata da Jack Dorsey aveva già annunciato con un post sul blog della piattaforma di aver intensificato i propri sforzi per combattere abusi e troll, per contrastare la disinformazione e le manipolazioni e per tutelare le conversazioni che si tengono sulla piattaforma.

Il Washington Post ha chiarito meglio i contorni dell’offensiva messa in atto da San Francisco: da maggio, ogni giorno i software messi a punto dallo staff di Twitter hanno sospeso più di un milione di profili sospetti o falsi.

Nel mese di maggio, tredici milioni di sospensioni in una sola settimana.

È la coda lunga della reazione alla campagna di disinformazione social organizzata nel 2016 da una factory di troll di base a San Pietroburgo che, attraverso piattaforme tecnologiche, in occasione delle presidenziali statunitensi fu in grado di ingannare gli elettori esacerbando le tensioni politiche e sociali, con una rete di più di 3mila profili.

Secondo la tech company, sarebbero stati individuati anche altri 50258 account automatizzati collegati al governo russo. E il sito della National Public Radio proprio ieri sottolineava in un articolo quanto la strategia dei troll russi del 2016 fosse raffinata, avvalendosi anche di fake account che apparivano in tutto come normali fonti di informazione locale statunitense.

A rendere ora tecnicamente possibile l’escalation nella lotta ai profili fake sono stati i software di machine-learning di Magic Pony, start up acquisita da Twitter due anni fa.

Una guerra giusta

Per chi, come il sottoscritto, ritiene che i social media siano prima di tutto una formidabile opportunità di relazione con le persone e di fruizione di servizi, è un’ottima notizia.

È un bene che di fronte all’intensificarsi di fenomeni di inquinamento delle conversazioni Twitter scelga di puntare sulla qualità dell’ambiente della piattaforma, anche a costo di mettere fortemente a rischio la propria crescita di utenti attivi, ovvero il primo parametro di valutazione per gli inserzionisti pubblicitari.

Ci sono casi in cui l’individuazione di profili falsi e manipolatori è relativamente semplice: è il caso, ad esempio, di account “dormienti” per lunghi periodi e improvvisamente attivi su certe conversazioni; profili che pubblicano tweet di replica a numeri ampi di account che non seguono; che ricevono spesso il blocco da parte di altri utenti; profili facenti capo a un solo indirizzo IP; oppure che seguono altri account individuati come spam o bot.

A volte Twitter sospende l’account, in altre situazioni provvede con uno “shadow-ban”, sostanzialmente bloccando la capacità di reach di certi tweet.

Che fare con i bot?

Poi naturalmente ci sono i bot: account che, sulla base di software, pubblicano anche più di un migliaio di tweet al giorno.

Molti di questi sono profili legittimi: ad esempio quelli che pubblicano previsioni meteo, rilievi di attività sismica o, per fare un esempio interno al mondo social, la comparsa di trending topic e il loro andamento nella piattaforma Twitter. Di fatto, forniscono un servizio in tempo reale.

Molti altri bot sono invece connessi a strategie di traffico a siti di news. Secondo una ricerca del Pew Reasearch Center, i due terzi circa dei tweet contenenti link a siti popolari vengono pubblicati da profili automatizzati, non rispondenti a persone fisiche.

I 500 account bot più attivi sarebbero la fonte del 22% dei tweet contenenti questo genere di link; in comparazione, i 500 profili umani più attivi sarebbero responsabili soltanto del 6% di questo genere di tweet.

A un’analisi più approfondita sull’orientamento ideologico dei link pubblicati, nei link dei tweet pubblicati da account automatizzati il Pew Reasearch Center non ha tuttavia rilevato una preminenza significativa di contenuti connotati in un senso o nell’altro: stando ai dati dell’indagine, i bot condividerebbero circa 41% di link di taglio liberal e il 44% di taglio conservatore.

I prossimi passi

Il prossimo step di una possibile politica di bonifica della piattaforma potrebbe probabilmente essere finalizzato a stabilire una policy di presenza dei bot su Twitter: quali finalità sono ammissibili?

Quali criteri di trasparenza nella gestione dell’account vanno garantiti?

Quale equilibrio deve essere trovato con la libertà di fare di un proprio account Twitter l’uso che si ritiene più opportuno?

Le regole già esistono, osserva qualcuno, forse si tratterebbe solo di applicarle.

Nel frattempo, bravo Twitter.

Marco Borraccino

@borraccinomarco

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