M5S-Lega, il governo dei “barbari”: verso una nuova mappa di comunicazione

“E intanto i barbari arrivano i barbari /

Ma chi sono i barbari /

dopo ve lo dico i barbari”.

Così cantava Giorgio Gaber alla fine degli anni novanta. L’artista avvertiva la vera e propria mutazione di tante categorie, della società e della politica, italiana e non solo. E preconizzava un’era in cui si sarebbe fatto ricorso costante alle “invasioni barbariche” come metafora della sovversione delle cose. Ed è un termine che in effetti in queste settimane è tornato prepotentemente di moda: “Rome opens its gates to the modern barbarians, ha scritto sin dall’avvio dell’ipotesi di governo Lega – M5S il Financial Times, riferendosi soprattutto all’atteggiamento di rottura verso l’Unione Europea. Ma tanti diversi elementi ci dicono in realtà che siamo davanti a una trasformazione radicale, che ancor prima delle proposte politiche investe le modalità di relazione tra politico e cittadino.

La pagina di Rattazzi e i nuovi luoghi del pubblico

Ieri l’imprenditore Lupo Rattazzi ha acquistato una pagina nazionale del quotidiano Repubblica per rivolgere a Matteo Salvini e Luigi Di Maio una domanda retorica.

Interessante e intelligente provocazione, ma vedendola circolare mi sono chiesto: a chi è rivolta? I lettori del cartaceo di Repubblica non votano né Lega né M5S. Chi avrà discusso della domanda di Rattazzi? Molto probabilmente solo i giornalisti e (forse) i politici. Le menzioni che Talkwalker rileva on line nella giornata di ieri su “Lupo Rattazzi OR #LupoRattazzi” sono appena qualche centinaio. Pochissime sui social.

(Menzioni complessive)

(Menzioni social)

Le ricerche di ieri su Google Trends su chi sia l’imprenditore sono prevalenti nelle regioni del centro nord. E non certo perché al sud sanno già chi sia Rattazzi.

Ho chiesto in giro quanto possa costare l’acquisto di una pagina di Repubblica: mi dicono che la tariffa possa aggirarsi attorno ai 15mila euro.

La stessa cifra, investita su Facebook ads, avrebbe generato tra i sei e i diciannove milioni di contatti. E l’annuncio avrebbe parlato al pubblico, tutto il pubblico. Non solo ai giornalisti e ai politici.

Una nuova mappa

Questo non significa che la carta stampata sia ormai inutile e superata, quanto che certe operazioni debbano essere interpretate esclusivamente per ciò che sono, anche quando prevedono un investimento pubblicitario di quel tipo: dialoghi interni all’establishment. Chi oggi sta per giurare da ministro della Repubblica sembra essere uscito da tempo da questo recinto e si rivolge alle persone secondo una nuova mappa di comunicazione. Proviamo a isolare qui alcuni punti chiave emersi negli ultimi mesi.

  • Il Chi conta molto di più del Cosa

Nonostante molti suoi contenuti fossero in buona parte assenti nel programma elettorale, il contratto di governo è stato approvato da Lega e M5S con percentuali plebiscitarie: 91% di sì ai gazebo, 94% sulla piattaforma Rousseau. Gli elettori sono disposti a passare sopra alla pertinenza del contenuto, non alla credibilità di chi lo propone. La Flat Tax non era nel programma del M5S. Il reddito di cittadinanza non era nel programma della Lega. Matteo Salvini e Luigi Di Maio sono, per i loro sostenitori, i garanti della validità della proposta. Vale per la politica ma vale forse molto di più anche per il resto: viviamo tempi in cui la credibilità di chi parla è il perno della riuscita di una strategia di comunicazione. La persona è il messaggio, il leader è il messaggio. “Il primo vero leader è il programma” ha detto Salvini in un FB Live durante le trattative per il contratto di governo. Tutt’altro: la persona è il programma. Il che, come rilevato dalla giornalista Claudia Fusani giorni fa, conferisce ampi margini di ripensamento delle proprie posizioni. Le parole non contano, fa fede il mittente.

In questo momento, i nuovi leader possono dire tutto e il suo contrario, come testimoniato anche dal rapido passaggio di Luigi Di Maio dalla minaccia di impeachment per il presidente Sergio Mattarella all’offerta di collaborare con il Quirinale per una via d’uscita all’empasse istituzionale.

  • Il cittadino vuole sentire, non leggere

La modalità comunicativa del tempo nuovo è, lo abbiamo visto, il Facebook Live. Per gli elettori di M5S e Lega, la voce del leader conta molto di più della parola scritta: perché è autentica e, ai loro occhi, credibile.

  • Rivalità sempre più accesa tra media tradizionali e new media

Diminuisce l’interesse verso la mediazione giornalistica o informativa. La campagna elettorale permanente, effetto del susseguirsi di referendum costituzionale, voto nazionale, voto locale, ha del resto garantito ai leader la possibilità di creare un mix efficace tra luogo fisico e luogo digitale, possibilità della stretta di mano e sua amplificazione immediata attraverso Facebook live. In questo nuovo modello comunicativo a soffrire sono alcuni media tradizionali la cui fruizione, come sottolineato da Prima Comunicazione, cala costantemente, persino in un periodo come quello elettorale che invece in passato avrebbe potuto generare maggiore attenzione pubblica verso l’approfondimento informativo.

Nel suo “I barbari. Saggio sulla mutazione”, edito nel 2006, Alessandro Baricco scriveva: “ogni volta che qualcuno si erge a denunciare la miseria di ogni singola trasformazione, esentandosi dal dovere di comprenderla, la muraglia si alza, e la nostra cecità si moltiplica nell’idolatria di un confine che non esiste, ma che noi ci vantiamo di difendere. Non c’è confine, credetemi, non c’è civiltà da una parte e barbari dall’altra: c’è solo l’orlo della mutazione che avanza, e corre dentro di noi. Siamo mutanti, tutti, alcuni più evoluti, altri meno, c’è chi è un po’ in ritardo, c’è chi non si è accorto di niente, chi fa tutto per istinto e chi è consapevole, chi fa finta di non capire e che non capirà mai, chi punta i piedi e chi corre all’impazzata in avanti. Ma eccoci lì, tutti quanti a migrare verso l’acqua”. Baricco guardava al cambiamento come a una mutazione non reversibile. Non so siamo di fronte a questo. Non so se un governo in carica possa utilizzare il Facebook Live come modalità quotidiana e costante di relazione con i cittadini. Certo su un passaggio non si può che concordare con lui: nessuno può esentarsi dal dovere di comprendere la trasformazione in atto.

Marco Borraccino