Biden-Trump su Twitter: la rilevanza ha prevalso sulla pervasività

Dalla sfida americana arriva una lezione antica ma attualissima: sui social media non vince chi comunica tanto, ma chi parla quando ha qualcosa da dire

Trump Biden pervasività vs rilevanza

Donald Trump, l’uomo che voleva farsi presidente con i tweet.

Tra le cose per cui i quattro anni di presidenza di Donald Trump verranno ricordati non potrà senz’altro mancare Twitter, per la funzione che il leader repubblicano ha attribuito a questa piattaforma nella sua strategia di comunicazione.

Studiare alcuni dati di interazione di Twitter degli ultimi sei mesi può dunque essere prezioso per avere spunti sul ruolo che è realmente possibile attribuire alla piattaforma e sul suo utilizzo più corretto. Leggi tutto “Biden-Trump su Twitter: la rilevanza ha prevalso sulla pervasività”

Usa 2020, su Facebook Biden e Trump come David e Golia. Ma la sfida è aperta

A meno di sei mesi dalle presidenziali Usa, il distacco tra Donald Trump e Joe Biden sulla piattaforma social decisiva sembra incolmabile. Ma se il candidato dem riesce a portare il rivale sul suo terreno argomentativo, l’ipertrofia comunicativa di Trump diventa un problema e Facebook può rivelarsi un alleato prezioso.

Trump Biden Facebook

“Joe Biden deve darsi una mossa”. Nell’ultimo numero della sua newsletter Francesco Costa ha sottolineato senza mezzi termini la lentezza con cui il candidato presidente democratico sta approcciando alla fase cruciale per il voto di novembre. Nonostante le difficoltà e le contraddizioni evidenti della gestione Trump dell’emergenza Coronavirus, per ora la campagna presidenziale democratica non è decollata.

Tra i fattori evidenziati c’è anche il differenziale delle audience sui canali social dove, sostiene il vicedirettore del Post, “lo svantaggio da colmare è mastodontico”.

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Coronavirus | Per Conte quasi 2 milioni di fan in più su Facebook. Lo voteranno?

Dall’inizio dell’emergenza la fan base della pagina Facebook di Giuseppe Conte è cresciuta del 171%, acquisendo in due mesi più di un milione ottocentomila nuovi fan. Si tradurranno in voti?

Conte, 2 milioni di fan in più su Facebook | Social Recap

“Il Presidente del Consiglio parlerà stasera in diretta Facebook”.

Una delle cornici narrative dell’emergenza del coronavirus sono stati senz’altro i Facebook Live di Giuseppe Conte. Prima contestati, poi invece quasi “richiesti” a tutela della par condicio.

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“Meno è meglio”: parla Dario Adamo, social media manager di Giuseppe Conte

Fare comunicazione politica sui social senza gridare, il rapporto con i media tradizionali, il ruolo crescente di Instagram: intervista a Dario Adamo, social media manager del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte

Il protagonista di questa legislatura è stato, finora, Giuseppe Conte.

Ordinario di diritto privato all’Università di Firenze, neofita della politica, a maggio 2018 è stato indicato dal Movimento 5 Stelle come figura super partes per la Presidenza del Consiglio del governo giallo-verde. Da allora, grazie anche a uno stile comunicativo sobrio e per molti aspetti in controtendenza rispetto a quello degli altri leader, ha conquistato il rispetto dei partiti e il gradimento dei sondaggi, divenendo una pedina insostituibile anche nel nuovo esecutivo M5S-PD.

In un tempo contraddistinto da slogan gridati e da una dinamica di scontro permanente, qual è la strategia di comunicazione social di Giuseppe Conte?
Ne parliamo con il suo social media manager, Dario Adamo.

Già responsabile web e social media al gruppo M5S del Senato nella passata legislatura, Dario Adamo ha gestito i canali di Luigi Di Maio durante la campagna elettorale per le politiche 2018 e ha poi curato quelli ufficiali di Giuseppe Conte sin dalla loro apertura.

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Il leader e i Social, Palmieri: “Berlusconi non ama esibire il suo privato, Salvini sì”

Intervista ad Antonio Palmieri, esperto di marketing politico e responsabile delle campagne elettorali di Silvio Berlusconi dal 1993: la leadership politica e i social media.

Antonio Palmieri è un deputato di Forza Italia ed è uno dei più importanti esperti italiani di marketing politico tradizionale e on line. E’ stato a fianco di Silvio Berlusconi in tutte le sue campagne elettorali e pertanto, in occasione delle elezioni del 4 marzo, è stato alle prese con una delle più ardue sfide di comunicazione: traghettare un leader fortemente identificato con la tv, la regina dei media tradizionali, nell’era della propaganda politica via social media.

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Social Media, Cepernich: “Caratterizzeranno la comunicazione politica per molto tempo”

“Non si tornerà indietro dal nuovo assetto dei media. Ma il consenso, populista o no, non può essere inteso semplicemente come il prodotto di tecniche e di tecnologie”

Grandi Capitali della disinformazione e della propaganda.

Piattaforme sovranazionali che possiedono i nostri dati e sono in grado di condizionare democrazie ed elezioni.

Mezzi di comunicazione in cui la gerarchia delle fonti viene sovvertita dall’orizzontalità della relazione e dalla disintermediazione della notizia.

Dalla vittoria di Donald Trump all’ascesa dei movimenti populisti in Europa, i nuovi media sono sempre più spesso indicati quali responsabili del sommovimento politico cui assistiamo. Colpevoli della catastrofe secondo molti, alfieri del cambiamento per altri.

Dov’è il punto di equilibrio da cui analizzare il nuovo panorama comunicativo?

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La bolla Twitter: 50 profili e 2 bot da seguire per renderla interessante

Twitter è una “bolla”, dicono in tanti: qui cinquanta profili e due bot utili per renderla almeno interessante e plurale.

[ATTENZIONE: il 13 aprile 2020 ho pubblicato una versione aggiornata di questo articolo👉“99 profili da seguire per rendere utile il tempo su Twitter”]

Un bacino d’utenza stagnante, scarsa capacità di innovare l’interfaccia, accuse frequenti di essere brodo di cultura di fake news, hate speech, trolling e manipolazione.

Ha ancora senso avere un account su Twitter?

Chi scrive ritiene di sì, per tre motivi. 

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M5S-Lega, il governo dei “barbari”: verso una nuova mappa di comunicazione

Il Financial Times lancia l’allarme: a Roma arrivano i barbari. Ma tanti elementi ci dicono che siamo alla vigilia di una trasformazione che ancor prima delle politiche investe la relazione tra politico e cittadino.

“E intanto i barbari arrivano i barbari /

Ma chi sono i barbari /

dopo ve lo dico i barbari”.

Così cantava Giorgio Gaber alla fine degli anni novanta. L’artista avvertiva la vera e propria mutazione di tante categorie, della società e della politica, italiana e non solo. E preconizzava un’era in cui si sarebbe fatto ricorso costante alle “invasioni barbariche” come metafora della sovversione delle cose. Ed è un termine che in effetti in queste settimane è tornato prepotentemente di moda: “Rome opens its gates to the modern barbarians, ha scritto sin dall’avvio dell’ipotesi di governo Lega – M5S il Financial Times, riferendosi soprattutto all’atteggiamento di rottura verso l’Unione Europea.

Ma tanti diversi elementi ci dicono in realtà che siamo davanti a una trasformazione radicale, che ancor prima delle proposte politiche investe le modalità di relazione tra politico e cittadino. Leggi tutto “M5S-Lega, il governo dei “barbari”: verso una nuova mappa di comunicazione”