RecapElezioni18: persistenza e egemonia sui temi, così Lega e M5S hanno vinto su Twitter (e nell’urna)

Occupare la piattaforma con i propri temi. Postare quotidianamente, per orientare il dibattito e influenzare non solo gli elettori, ma anche gli avversari. Ottenere engagement sui social per scalare gli algoritmi ed occupare lo spazio di discussione pubblica.

A due mesi dal voto per le elezioni politiche e con le consultazioni ormai in stallo, rimetto mano al format #RecapElezioni18 per fare un riassunto di quanto monitorato in campagna elettorale e trarne alcune indicazioni finali. Riflessioni di metodo e di merito: sulla comunicazione politica a cui abbiamo assistito e sull’uso dei social media da parte dei principali protagonisti del voto del 4 marzo 2018, in particolar modo di Twitter.

Ricapitoliamo brevemente le “regole del gioco” alla base del monitoraggio (pubblicate anche qui, all’inizio delle pubblicazioni su questo blog):

  • L’esperimento ha avuto luogo tra il 15 gennaio e il 2 marzo (47 giorni in tutto)
  • E’ stato reso pubblico attraverso infografiche di riassunto della giornata precedente, postate ogni giorno sull’account Twitter Social Recap e, nelle ultime quattro settimane di campagna elettorale, pubblicate anche in un articolo quotidiano di commento su questo blog, reperibile nella categoria #RecapElezioni18
  • Il campione di osservazione è stato costituito da undici account twitter dei principali leader politici dell’ultima campagna elettorale
  • Sono state analizzate quotidianamente le performance social dei canali Twitter in oggetto, nello specifico:
    • quantità di tweet pubblicati;
    • quantità di RT ottenuti;
    • engagement degli account osservati
    • interazioni degli account osservati
  • Sono stati individuati i top content della giornata, i top tweet per engagement, distinti in due categorie: tweet solo testuale e tweet con immagine
  • Sono stati indicati, quotidianamente, i tre temi o hashtag più importanti emersi nei tweet a più alto engagement nella giornata.

Su tutto ciò che riguarda l’analisi delle performance social quantitative, è stato utilizzato il tool Fanpage Karma. Sull’ultimo punto dell’elenco, di natura tematica, l’analisi è qualitativa ed è frutto esclusivamente della mia personale osservazione quotidiana dei tweet a più alto engagement segnalati dal tool.

E riassumiamo qui gli obiettivi che erano alla base dell’analisi:

  • Insight strategici. Monitorare l’utilizzo di Twitter da parte dei leader ha significato cercare elementi di valutazione sul tipo di campagna elettorale che i leader stavano svolgendo: sui social ma non solo. Con quale frequenza pubblicavano, con quale stile comunicativo, che tipo di temi prediligevano, quale lessico emergeva, quale strategia politica e mediatica era alla base dei loro tweet.
  • Insight di engagement e di sentiment. Quali segnali mandava l’engagement su Twitter? Il social dei cinguettii non è certamente quello più frequentato in Italia, ma ha al suo interno una platea politicamente interessata e polarizzata e il segmento dei giornalisti è, tra gli utenti, estremamente rappresentato. Per un personaggio pubblico, twittare significa immettere nel sistema mediatico un contenuto che possa essere recepito e fatto circolare in tempi rapidi. E monitorare i risultati di engagement ha significato per me provare ad avere, con tutte le cautele del caso, anche possibili segnali di sentiment all’interno di Twitter. Arrivo a questa considerazione perché, al netto dei sospetti esistenti sull’utilizzo di account bot nelle campagne elettorali, quando si tratta di politica gli utenti retwittano quasi esclusivamente contenuti in cui si riconoscono. Pertanto anche i RT possono essere significativi, su un arco di tempo sufficientemente ampio, del consenso esistente sulla piattaforma per un leader o per un’opinione.
  • Insight sui temi: di cosa si parlava, giorno per giorno, in campagna elettorale? Quali erano i temi di maggior successo su Twitter? Era, questa, la parte più personale dell’analisi e quella meno basata sulle metriche quantitative: tuttavia mi premeva molto far emergere anche questo aspetto, per avere un’idea almeno approssimativa delle parole e degli argomenti che componevano il discorso pubblico su Twitter in giorni concitati e importanti per il futuro del Paese.
#RecapElezioni18: il metodo

Rivediamo qui le tre infografiche principali che componevano l’analisi quotidiana e che venivano allegate al tweet di recap, prendendo quelle relative al 25 febbraio 2018.

Prima infografica

Nella parte sinistra della prima infografica venivano riportati i due tweet che, secondo il tool Fanpage Karma, avevano ottenuto più RT e Like nella giornata precedente. Sono i due “top tweet della giornata”, indicati per categoria: tweet testuale e tweet con visual (immagine o video).

Nella parte destra, sono invece indicati i tre temi (in alcuni casi veri e propri hashtag) che sono presenti negli altri tweet a più alto engagement della giornata precedente: è un’analisi qualitativa, manuale, frutto di un mio ragionamento fatto ogni mattina durante la campagna elettorale di fronte ai dati di Fanpage Karma; non dunque un risultato diretto del tool. Nella parte bassa della parte destra, gli hashtag maggiormente citati nella giornata precedente: questo è invece il risultato di un’analisi quantitativa del tool. Come si nota, molto spesso l’utilizzo dell’hashtag non è tematico ma legato a eventi televisivi in cui è stato effettuato un live-twitting, pertanto quel che ne risulta è inservibile in un’analisi politica.

Seconda infografica

Nella seconda infografica sono stati riportati i due istogrammi risultanti dall’analisi quotidiana effettuata direttamente dal tool: il canale Twitter che aveva pubblicato più tweet il giorno prima e quello che aveva ottenuto più RT.

Terza infografica

Nella terza infografica, altri due istogrammi derivanti dal monitoraggio di Fanpage Karma: i top account per engagement e il top account per interazioni generate nella giornata precedente. L’engagement è inteso come più alto rapporto tra RT+Like e base follower; l’interaction come più alto rapporto tra RT+Like+click+replies e base follower.

I risultati finali di #RecapElezioni18

Procediamo ora all’esposizione dei dati definitivi del monitoraggio: verranno indicati gli account che, per ogni parametro del monitoraggio, sono risultati “top” nel monitoraggio e, come ultimo punto, verranno esposti i dati ragionati di quanto emerso dall’analisi qualitativa dei temi.

Leader #RecapElezioni18 per più alto numero giornate nei top tweet testuali: ex aequo Laura Boldrini e Matteo Salvini

Questo parametro era riportato quotidianamente nella parte sinistra della prima infografica (vedi sopra). A conti fatti, Laura Boldrini e Matteo Salvini sono risultati i politici monitorati che, più spesso, hanno pubblicato il top tweet testuale di giornata (nove giornate per ciascuno). Per il leader della Lega questo risultato riflette una strategia di presenza costante sulla piattaforma e sui trending topic di giornata; è un dato che si integra perfettamente anche con le prossime infografiche.

Per quanto riguarda invece la ex presidente della Camera, è un dato che ben evidenzia il punto d’arrivo di un progressivo percorso di avvicinamento ai linguaggi social compiuto dalla ex Presidente della Camera: non a caso si tratta, di tweet testuali, che non richiedono capacità particolari di costruzione di contenuto, quanto invece abilità nella sintesi di un messaggio politico tempestivo ed efficace.

I leader non menzionati nel grafico (Luigi Di Maio, Pietro Grasso, Silvio Berlusconi) non sono mai riusciti a pubblicare un top tweet testuale nei 47 giorni monitorati.

Leader #RecapElezioni18 per più alto numero giornate nei top tweet con immagine: Matteo Salvini

Leader che più spesso ha pubblicato il top tweet con immagine di giornata: prima infografica pubblicata quotidianamente, sempre sulla parte sinistra parte sinistra. Qui la musica cambia, perché siamo di fronte a un utilizzo evoluto e consapevole della potenzialità dei social. In questo caso, Matteo Salvini è stato di gran lunga il politico più presente in questa casella dell’infografica di giornata (16 giornate su 47 totali del monitoraggio). Lo segue Luigi Di Maio (13 giornate) che, a fronte di un utilizzo non altrettanto pervasivo della piattaforma, ha saputo assestare i top tweet giusti al momento giusto, facendo leva sulla folta community di militanti 5 Stelle presenti su Twitter.

I leader non menzionati nel grafico (Emma Bonino, Silvio Berlusconi, Paolo Gentiloni) non sono mai riusciti a pubblicare un top tweet con immagine nei 47 giorni monitorati.

Leader #RecapElezioni18 per numero di giornate con più alto numero tweet pubblicati: Matteo Salvini

Primo parametro della seconda infografica: chi ha pubblicato più tweet nella giornata. E questo istogramma riassume i giorni in cui i leader indicati sono risultati essere coloro i quali hanno pubblicato il più alto numero di contenuti (tweet) rispetto ai competitor. A risultare top leader in questa categoria è Matteo Salvini (18 giornate in tutto sulle 47 monitorate), seguito da Silvio Berlusconi (16 giornate). E’ una metrica che ha che fare con un elemento caratterizzante di ogni strategia di presenza social media: la consistency, la densità del proprio flusso comunicativo, quella che richiede una pubblicazione di contenuti costante nel tempo. In termini assoluti, è Silvio Berlusconi ad aver pubblicato più tweet nell’ultima campagna elettorale, e a maggior ragione non è casuale che in questa speciale gradutoria sia però superato dal suo alleato di coalizione. Salvini è stato infatti persistente e ha intensificato la pubblicazione in alcune giornate particolari, assicurandosi non solo di essere costante, ma di essere più presente dei suoi competitor sulla piattaforma dei cinguettii in alcune giornate chiave della tornata elettorale. Salta agli occhi l’assenza del candidato premier del PD Matteo Renzi in questa categoria: non menzionati in questo grafico, oltre lui (perché mai primi in questo parametro) anche Luigi di Maio, Paolo Gentiloni, Giorgia Meloni.

Leader #RecapElezioni18 per numero di giornate con più Retweet: Matteo Salvini

In questa infografica vediamo invece per quanti giorni, dei 47 totali, il singolo leader sia stato in grado di ottenere il più alto numero di Retweet rispetto ai competitor (riportata ogni giorno nella parte destra della seconda infografica). Questo parametro evidenzia con ancor più efficacia fino a che punto il leader della Lega sia stato in grado di staccare gli avversari sulla piattforma Twitter: su un totale di 47 giornate monitorate, Salvini si è segnalato come il leader con il più alto numero di Retweet nella giornata per ben 33 volte. Seguono, a distanza, Luigi Di Maio (5 giorni) e Matteo Renzi (4 giorni). Tale potenza di fuoco non si traduce soltanto, banalmente, in metriche di engagement molto positive per il canale di Salvini, ma anche in elevata capacità di diffondere il proprio messaggio sul feed della piattaforma, di posizionarlo costantemente in alto nell’algoritmo, e quindi, come vedremo più avanti, influenzare il dibattito pubblico con temi affini al proprio messaggio.

I leader non menzionati nel grafico (Paolo Gentiloni, Silvio Berlusconi, Laura Boldrini, Pietro Grasso) non sono mai riusciti a essere top account per RT ottenuti nella singola giornata.

Leader #RecapElezioni18 per numero di giornate come top TW account per engagement: Carlo Calenda

Terza infografica del tweet quotidiano Recap Elezioni 18, parte sinistra. Prima ancora di commentare i risultati di questo istogramma di sintesi, intendiamoci su un punto: cos’è l’engagement? Come ne deve aver tenuto conto Fanpage Karma nel consegnarci questi risultati? Si intende, qui, il rapporto tra RT e Like ottenuti nella singola giornata e il proprio numero di follower su Twitter. Ecco perché troviamo avanti gli account di due leader, Carlo Calenda e Silvio Berlusconi, che non hanno avuto in termini assoluti un numero di Retweet paragonabile a quello di Matteo Salvini, né una community di follower molto alta: entrambi però, in termini relativi, hanno saputo utilizzare Twitter in modo ingaggiante. Dunque su 47 giorni totali monitorati, Carlo Calenda è risultato top leader per engagement per 20 volte, risultando così top account in questa categoria, seguito da Silvio Berlusconi (13 giornate). Particolarmente significativo il risultato di Calenda che, unico sostanzialmente tra i leader monitorati, ha utilizzato Twitter per dialogare continuamente con la propria fan base, rispondendo e retwittando, esaltando così la funzione “social”, orizzontale della piattaforma.

Meno rilevante, a mio parere, il risultato di Berlusconi, che vantava di una popolarità di partenza molto più alta rispetto a quella del ministro allo Sviluppo, e che ha ottenuto quote di engagement rilevanti su una follower base piccola e stimolata con un flusso di tweet molto persistente, generata nei frequenti livetwitting delle sue comparsate televisive.

I leader non menzionati nel grafico (Laura Boldrini, Luigi Di Maio, Paolo Gentiloni, Pietro Grasso, Giorgia Meloni, Matteo Renzi, ) non sono mai riusciti a essere top account per engagement nella singola giornata.

Leader #RecapElezioni18 per numero di giornate come top TW account per interazioni: Danilo Toninelli

Ultimo parametro: parte destra della terza infografica allegata al tweet quotidiano. Stessa premessa del paragrafo sopra: cosa si intende per interazioni secondo quanto rilevato dal tool Fanpage Karma? Il più alto rapporto tra RT+Like+click+replies e base follower dell’account Twitter. Su 47 giorni totali monitorati, Danilo Toninelli è risultato top leader per interazioni per 27 volte, risultando così top account in questa categoria, seguito da Carlo Calenda (13 giornate). Seppur a fronte di una quantità di tweet pubblicati meno consistente di quella di Matteo Salvini, il parlamentare M5S è riuscito a far leva costantemente sulla vasta community grillina presente su Twitter e i suoi post hanno generato in maniera continua discussioni e interazioni, ad un tasso costantemente alto. Questa capacità di mobilitazione dei militanti pentastellati su Twitter ha avuto, come vedremo, dei riflessi diretti anche sui temi e gli hashtag che hanno caratterizzato la campagna elettorale.

I leader non menzionati nel grafico (Laura Boldrini, Emma Bonino, Pietro Grasso, Giorgia Meloni, Matteo Renzi) non sono mai riusciti a essere top account per interazioni nella singola giornata.

#RecapElezioni18: i temi dei tweet dei leader nella campagna elettorale

Di cosa si è parlato nella giornata di ieri, nei tweet dei leader? Quali sono i tre temi, o hashtag con cui riassumere i tweet a più alto engagement della giornata appena trascorsa? Il parametro della parte destra della prima infografica pubblicata ogni giorno era, tra tutti, l’unico derivante da un’analisi soggettiva, se vogliamo arbitraria. Ne sono derivate 141 menzioni, ovviamente con alcune parole o hashtag a più alta ricorrenza (immigrazione e Flat Tax, ad esempio): nella word cloud qui sopra troviamo rappresentati i dati aggregati. A un primo sguardo, un riassunto efficace dell’ultimo mese e mezza di campagna elettorale: ci sono, ad esempio, leader oggetto essi stessi di dibattito (Salvini; Boldrini; Di Maio), trending topic occasionali (Amazon; Macerata; Erdogan), campagne di alcune liste o leader (antifascismo; Convergi sul dimezzamento).

Provando però a passare a una word cloud più ragionata, possiamo avanzare alcune ipotesi di respiro più ampio sui temi e l’egemonia esercitata da singoli leader e dalle loro liste.

La macro-categoria Immigrazione, intesa come menzione del topic e di suoi derivati semantici come “clandestini” o “stop invasione”, risponde al 15% degli argomenti dei tweet a più alto engagement pubblicati dai leader.  Sarebbe in assoluto, nel dato aggregato, il tema più “pesante”. Segue poi l’aggregato M5S e suoi temi, che peserebbe per il 13% e che contiene hashtag del partito (Rally; Convergi sul dimezzamento; parlamentarie), temi legati al movimento, di sentiment negativo e positivo (rimborsopoli; governo 5 stelle) e anche la figura stessa del candidato premier (Di Maio). Temi, keyword e hashtag che sono stati oggetto di menzione anche di tweet ad alto engagement degli avversari del movimento. C’è poi la macro-categoria del Lavoro (11%): dentro cui ci sono le vertenze su cui si sono espressi molti leader (Embraco; Amazon), c’è la precarietà ed altro ancora. E poi seguono, con la medesima percentuale del 10%, l’Europa, le Tasse e la macro-categoria Salvini e i suoi temi, perché tale è stata la pervasività del leader leghista e la polarizzazione che egli stesso ha generato nel dibattito, che di fatto la sua persona ha cannibalizzato il partito, e dunque è stato il nome del candidato premier, l’hashtag #Salvini molto spesso, a imporsi nei tweet degli altri leader (si veda ad esempio l’accesa rivalità con la presidente della Camera Boldrini. Staccata la macro-categoria Pd e suoi temi (7%), di pari peso alla Memoria Storica (in cui c’è tutta la campagna sull’antifascismo portata avanti dagli esponenti LeU ma anche le Foibe, di cui ha discusso Giorgia Meloni). E risultano infine residuali altri temi come la Violenza politica (5%), gli Scenari Post-voto (4%), le Donne, i Rifiuti e i Servizi pubblici (3% ciascuno).

Il dato che appare senz’altro significativo è la sostanziale avversità del dibattito pubblico a temi e argomenti del centro sinistra. La somma delle macrocategorie Immigrazione, M5S e suoi temi e Salvini e suoi temi risponde al 38% dei temi di dibattito a più alto engagement tra i tweet dei leader. Se consideriamo che su Lavoro, Tasse ed Europa le posizioni del centrodestra erano rappresentate molto frequentemente, con una potenza di fuoco comunicativa maggiore a quella del centrosinistra, come abbiamo visto negli istogrammi sopra, e spesso anche con ottimi riscontri di engagement, possiamo ben intuire fino a che punto lo spazio pubblico sia stato occupato da argomentazioni ostili al Pd e alla sinistra.

Allo stesso risultato di occupazione dello spazio di dibattito della piattaforma arrivano i tweet dei leader del Movimento 5 Stelle, i quali riescono a mobilitare la loro community con campagne specifiche (il dimezzamento dei parlamentari, il vincolo di mandato), fanno parlare di sé stessi gli altri leader generando agenda-setting (Di Maio, rimborsopoli, governo 5 stelle) e assestano poi il colpo giusto sul finire della campagna elettorale, con l’evento mediatico della presentazione della lista dei ministri.

Conclusioni di #RecapElezioni 18

Su Twitter:

  1. Vince chi occupa la piattaforma con i propri messaggi, attraverso quantità, autenticità e una community costruita nel tempo. Dunque sono fondamentali non solo la coerenza e la semplicità nei messaggi, ma anche la percezione di autenticità e credibilità nella comunicazione social: ecco perché, a parità di impegno, la presenza pervasiva di Salvini è ben più efficace di quella dell’alleato di coalizione Berlusconi.
  2. Vince chi impone i propri temi, quindi chi fa parlare di sé, chi porta gli altri sul proprio terreno di scontro: lo abbiamo visto fare tanto a Salvini quanto a Di Maio.
  3. Vince la consistency: la densità della propria presenza. La continuità paga.
Appendice: i tweet contro i competitor

Come  hanno dibattuto su Twitter  i leader? Come si sono confrontati gli uni con gli altri? I social hanno senz’altro amplificato una campagna elettorale combattuta e cruenta. Qui ad esempio un top tweet di Matteo Salvini contro il Movimento 5 Stelle.

Qui invece alcuni tweet di Di Maio e Toninelli sui propri avversari, del Pd e di centrodestra.

Infine, non mancano naturalmente anche tweet molto aspri di Calenda e Renzi verso i propri avversari.

 

Marco Borraccino

Altri articoli sulle elezioni 2018:

Elezioni 2018 e social media: Di Maio e Salvini i leader cresciuti di più su Facebook

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Elezioni e social /5 – I dieci tweet più importanti di questa campagna elettorale

Big Data e codice: così due studenti della Sapienza hanno analizzato le elezioni su Twitter

I social media sono indicatori credibili dell’andamento di una campagna elettorale? Ci siamo interrogati in tanti a tal riguardo. E la misurabilità, l’ascolto, i risultati dei profili social sono stati oggetto di indagini molteplici e dense, negli ultimi mesi: me ne sono occupato io su questo blog, ma anche molti altri, ognuno con un taglio diverso. Qualcuno si è affidato a tool molto conosciuti in ambito social, altri hanno allestito dei veri e propri team multidisciplinari di sviluppatori e analisti. Altri ancora hanno invece approfittato delle elezioni politiche per costruire, silenziosamente, un proprio modello di monitoraggio e mettere in pratica quanto avevano appreso in aula qualche settimana prima: è il caso di Davide Aureli e Valerio Guarrasi, due studenti di 23 anni iscritti al corso di laurea in Data Science della facoltà di Scienze Statistiche dell’Università La Sapienza di Roma. Dopo la prima messa in onda de “Lo Stato Social”, mi hanno contattato per condividere i loro rilievi e farmi sapere come hanno lavorato: risultati e metodo che hanno messo a disposizione di tutti su Github, una piattaforma social per la programmazione condivisa.

Aureli e Guarrasi hanno analizzato i dati provenienti da Twitter negli ultimi otto giorni di campagna elettorale, prendendo in esame un bacino complessivo di 980 profili Twitter in tutto e 8375 tweet. “Siamo partiti selezionando alcuni profili di partito e avviando lo ‘streamer’, un programma che osserva questi profili” mi hanno spiegato. “Appena uno di questi profili pubblicava un tweet, questo veniva raccolto nei nostri database. Lo streamer poi ha continuato a girare per tutta la settimana”. La quantità dei profili monitorati e dei post ottenuti ha infatti richiesto che un computer restasse acceso per tutta la settimana soltanto per raccogliere i dati. “Non volevamo concentrarci solamente sui leader di ogni partito ma raccogliere i tweet di tutti i candidati delle elezioni del 4 marzo e anche delle pagine dei loro partiti: in un secondo momento, ci siamo concentrati su tutti i tweet che avessero ottenuto come minimo 5 favoriti e 5 RT”.

A tutti gli effetti, Aureli e Guarrasi hanno allestito in autonomia un tool in-house di social listening e monitoring, con un proprio metodo e funzionamento, in grado di analizzare metriche quantitative dei post come RT e favorites ma anche di dare indicazioni chiare sui temi chiave dell’ultima settimana di campagna elettorale. E nei loro rilievi finali ci sono molti elementi su cui convergono anche altre analisi.

Ad esempio, il fatto che la coalizione più attiva su Twitter sia stata quella di centrodestra (anche, aggiungono, a fronte di un numero complessivo di profili monitorati inferiore a quello di altri). Il partito più performante nelle loro analisi è risultato il Movimento 5 Stelle: i profili legati ai candidati e al movimento grillino sono stati infatti quelli che, mediamente, hanno ottenuto il maggior numero di RT e favorites.

Inoltre, osservano Aureli e Guarrasi, “abbiamo notato che i rappresentanti dei partiti hanno ricevuto su Twitter più attenzione ogni qual volta che hanno offeso o criticato i loro rivali, piuttosto che esposto idee e proposte”. “Gli utenti Twitter”, dicono nelle loro conclusioni, “sono altamente motivati, più giovani della media e più spesso uomini quando coinvolti in thread di dibattito politico: analizzare questa piattaforma può dunque aiutarci a comprendere dove si posizionano individualmente le persone altamente motivate in relazione al discorso pubblico”.

Marco Borraccino

Elezioni 2018 e social media: Di Maio e Salvini i leader cresciuti di più su Facebook

Una crescita di 184 mila fan.

Più di due Stadi Olimpici di Roma pieni all’inverosimile, per capirci, o l’intera popolazione del centro storico della capitale: quindi in fondo nemmeno tanto, se pensiamo alle dimensioni nazionali del successo del Movimento 5 Stelle.

Eppure il dato salta agli occhi: la pagina Facebook di Luigi di Maio è quella che, tra i leader in campo, è cresciuta di più nel periodo di campagna elettorale, ovvero dal 28 dicembre 2017, giorno di scioglimento delle Camere, a venerdì 2 marzo 2018. La pagina del candidato premier dei 5 Stelle passa da 1.116.127 fan a 1.300.807. Segue, per numeri assoluti di crescita della fan base, Matteo Salvini, con 132.851 utenti in più sulla sua pagina, che gli consentono di sforare quota 2 milioni e di essere il politico italiano con la fan base più grande su Facebook. Viene poi Giorgia Meloni, con quasi 70mila fan in più, seguono Silvio Berlusconi e tutti gli altri. Solo 16.245 Facebook fan in più per Matteo Renzi: un decimo di quelli ottenuti da Di Maio.

Cosa significano questi numeri?

Premessa necessaria: non abbiamo conoscenza sui budget di sponsorizzazioni Facebook a disposizione dei singoli candidati nella campagna elettorale. E questo dato potrebbe certamente aggiungere elementi di valore a questa analisi.

Tuttavia, prima di arrivare a conclusioni facili, proviamo innanzitutto a dire cosa NON significa l’istogramma che vediamo qui sopra:

  • I Cinque Stelle e la Lega non hanno vinto grazie a Facebook: i 5 Stelle e la Lega hanno vinto per ragioni politiche, che esulano da questo articolo.
  • Facebook non è, banalmente, un indicatore di consenso nel Paese: la sua utenza media è di 25 milioni di utenti al giorno, ma un’alta percentuale di questi non interagisce con contenuti politici di nessun genere, ed anzi coloro che invece di politica si interessano possono talvolta contribuire a creare una percezione falsata, per dimensioni, delle proposte politiche o degli slogan dei partiti che sostengono.
  • Le fan base di Facebook non sono la cartina tornasole del differenziale di voti in più o in meno che un partito ha ottenuto: Giorgia Meloni, per esempio, ha visto crescere la sua fan base del 9,4% in più, quella di Salvini è cresciuta invece del 6,4%, ma questo non si riflette affatto, in termini numerici, nell’andamento dei loro partiti alle urne, ma ha invece a che fare con i concetti di saturazione e di potenziale complessivo di persone raggiungibili attraverso la propria proposta di contenuti.

Proviamo qui invece a dire cosa significa:

  • Di Maio e Salvini sono cresciuti su Facebook perché i loro staff hanno lavorato bene sulla piattaforma: hanno offerto ai loro fan contenuti esclusivi, Facebook live pressoché ogni giorno, opportunità di interazione non reperibili sugli altri media, e così hanno dato alle persone un motivo valido per diventare fan.
  • Di Maio e Salvini sono quelli che, più di tutti, hanno fatto ricorso alle dirette. Renzi e Berlusconi, per fare un esempio, vi hanno fatto ricorso molto meno, il secondo praticamente quasi mai. Un’ulteriore conferma del fatto che il formato audiovisivo è quello che garantisce la presenza più efficace, in assoluto, su Facebook.
  • È indubbio, infine, che numeri di crescita così efficaci su Facebook possano essere considerati un chiaro segnale di efficienza della propria strategia di comunicazione. Non a caso, sia Di Maio che Salvini registrano una crescita maggiore del proprio differenziale proprio nelle ultime tre settimane di campagna elettorale.

In conclusione, il numero in oggetto non è, in assoluto, esplicativo: tuttavia, in termini comparativi, può senza dubbio contribuire a indicare agli staff e agli osservatori l’andamento quotidiano di una strategia di comunicazione social in una campagna elettorale.

Marco Borraccino

Domani si vota, carte mischiate su Twitter

Ultimo giorno di campagna elettorale e, come tradizione vuole, è giornata che fa storia a sé, tanto sulle metriche dei tweet quanto su quelle dei canali. Ed ecco, accanto ai top tweet di Carlo Calenda e Luigi Di Maio, l’intensificazione delle attività e dei retweet anche per Matteo Renzi e più in generale una presenza molto più visibile degli elettori Pd su Twitter. L’hashtag #VotoPDperché si colloca a metà pomeriggio tra i trending toopic della piattaforma: è stata, evidentemente, organizzata una tweet-storm proprio per l’ultimo giorno di campagna elettorale e molto si potrebbe discutere di un’iniziativa di questo tipo proprio in corrispondenza con la fine di questo periodo, soprattutto dopo una sostanziale assenza del segretario del Pd dai flussi quotidiani della piattaforma.

Da evidenziare nella colonna di sinistra di Twitter a metà pomeriggio del 2 marzo  anche la presenza del topic “Elsa di Frozen”: è l’effetto delle dichiarazioni polemiche di Salvini verso l’eventualità che l’eroina Disney diventi lesbica in una delle future produzioni di animazione. Molti utenti su Twitter hanno tratto l’argomento, per lo più con toni ironici verso la presa di posizione del leader della Lega.

Per sapere cos’è #RecapElezioni18, leggi qui.

Marco Borraccino

Meno due alle elezioni: il governo di Di Maio è trending topic su Twitter

Abbiamo già rilevato alcuni giorni fa la capacità del Movimento 5 Stelle di utilizzare Twitter in una chiave di mobilitazione di network sui propri temi e la conseguente forza nell’imporre sui Trending Topic le proprie campagne. A pochi giorni da #Convergisulvincolo, ecco un’altra occasione in cui il Movimento 5 Stelle ha saputo collocarsi sulla agognata colonna di sinistra della piattaforma: #GovernoPatrimoniodelPaese. Ecco uno scatto dal pomeriggio di ieri.

La spiazzante iniziativa del Movimento 5 Stelle (l’annuncio della lista di ministri di un eventuale esecutivo 5 Stelle prima del responso delle urne) attira l’attenzione anche degli altri contendenti, da Matteo Renzi, che rilancia un vecchio video del candidato all’Istruzione, a Laura Boldrini, che sottolinea l’irritualità costituzionale dell’annuncio di Luigi Di Maio.

Interessante, a tal proposito, rilevare anche che a poco vale in termini di mobilitazione complessiva della piattaforma e di posizionamento nei trending topic un’attività ipertrofica come quella di Matteo Salvini.

Nei top tweet si impone nuovamente una replica di Laura Boldrini a Matteo Salvini: una rivalità politica e social da cui, molto probabilmente, entrambi stanno traendo grande giovamento presso il rispettivo target elettorale.

Per sapere cos’è #RecapElezioni18, leggi qui.

Marco Borraccino

Twitter nella campagna elettorale 2018: l’egemonia di centrodestra

Presidiare per imporre: è una delle chiavi di lettura della presenza politica su Twitter che abbiamo individuato dall’inizio di questa campagna elettorale. E’ infatti il presupposto irrinunciabile per fare egemonia nel dibattito sulla piattaforma, creare volume, engagement, condivisioni e quindi flusso sui propri temi, sulle proprie parole d’ordine, sulle proposte del proprio partito.

Nel leggere le infografiche di questi mesi, è senz’altro emerso come il centrodestra sia stato in questa campagna elettorale molto più attivo degli altri nel perseguire questa strategia e questi risultati. I tweet di Giorgia Meloni e Matteo Salvini sono stati assai spesso nella parte destra dell’infografica che vedete sopra, quella sui temi nei tweet dei leader, evidenziando una capacità di catalizzare l’attenzione e di creare flusso che centrosinistra e sinistra hanno avuto molto meno.

Naturalmente, per chi ha compitato quotidianamente questo monitoraggio la grande domanda di queste ore è se e quanto il feed di Twitter corrisponda soltanto a un’enorme bolla mediatica, oppure se invece il grosso lavoro fatto dagli staff di comunicazione sia effettivamente rappresentativo di una potenza di fuoco che ha penetrato anche gli altri media e, attraverso questi ultimi, le coscienze delle persone. Poche ore ormai e il quesito in qualche modo avrà una risposta.

Le infografiche sulle metriche quantitative del resto hanno sottolineato sempre una netta predominanza di flusso del centrodestra, con Silvio Berlusconi e Matteo Salvini preponderanti per volume di attività e di condivisioni.

Per sapere cos’è Recap Elezioni 18, leggi qui.

Marco Borraccino

Renzi e Twitter: occasione persa della sua comunicazione 2018?

[Si segnala l’uscita sul Fatto Quotidiano del quarto articolo sul monitoraggio #RecapElezioni18, dedicato alla strategia Twitter di Luigi Di Maio e Danilo Toninelli: Elezioni e social /4 – I Cinquestelle su Twitter: tra blitz e autarchia, restano isolati sulla loro agenda ]

Meno tre giorni al termine della campagna elettorale e assistiamo, nelle infografiche di oggi, alla dimostrazione di quella che potrebbe rivelarsi, da un punto di vista meramente comunicativo, una delle occasioni mancate di questa campagna elettorale, ovvero una presenza più incalzante di Matteo Renzi sulla piattaforma.

Al di là del top tweet del giorno, infatti, riceve ottimi riscontri di interazione anche il post di risposta al fumettista Gipi: oggetto dell’attività Twitter del segretario del Pd, i mancati confronti televisivi con i leader degli altri partiti.

I post a più alto tasso di condivisione del giorno riguardano la campagna del Movimento 5 Stelle, le nuove schermaglie dialettiche tra Matteo Salvini e Laura Boldrini, il posizionamento sul gender di Giorgia Meloni.

Per sapere cos’è Recap Elezioni 18, leggi qui.

Marco Borraccino

Twitter verso il 4 marzo: il senso di Salvini per il like

All’approssimarsi della fine della campagna elettorale, uno degli interrogativi più interessanti sul piano della comunicazione social è verificare quale riscontro di consensi veri, reali, nel Paese avrà la strategia di engagement del leader della Lega Matteo Salvini. Nell’osservare quotidianamente per 45 giorni le metriche di Twitter, si rileva che Salvini è stato infatti costantemente in alto tanto nell’algoritmo quanto nelle metriche quantitative, postando molto spesso il tweet a performance più alta della giornata, oppure occupando la piattaforma con un intenso flusso di tweet. Tema su cui, dai dati di Recap Elezioni 18, si è scritto anche su il Fatto Quotidiano.

Per sapere cos’è Recap Elezioni 18, leggi qui.

Marco Borraccino

Berlusconi e Twitter, una transizione incompiuta

Oggi partiamo dall’analisi delle metriche quantitative, per affrontare uno dei paradossi social di questa campagna elettorale: l’intensa attività su Twitter di Silvio Berlusconi. Paradosso perché, nonostante la quantità di tweet pubblicata sia quotidianamente molto alta e la percentuale di engagement della sua fan base molto positiva, in tutta la campagna elettorale non abbiamo ancora visto un top tweet da parte del leader di Forza Italia, una “zampata” in grado di catalizzare consensi sulla piattaforma e collocare un suo tweet in cima all’algoritmo. Vari fattori concorrono alla situazione:

  1. lo staff di Silvio Berlusconi ha aperto un canale Twitter da relativamente poco tempo, ottobre 2017;
  2. il canale ripropone quanto Berlusconi dichiara in tv o negli eventi pubblici: si percepisce l’assenza di “autenticità” nei contenuti;
  3. Berlusconi si tiene alla larga dai temi caldi del giorno, su cui interviene solo dopo aver ponderato il posizionamento e il messaggio: un approccio completamente diverso da quello dei suoi alleati di coalizione Salvini e Meloni

Risultati molto diversi da quelli, ad esempio, ottenuti nello stesso periodo da Carlo Calenda, che pur partendo da condizioni simili a quelli di Berlusconi ha puntato con decisione su interazioni dirette con gli utenti e ha probabilmente fruito dell’opportunità di poter intervenire su vertenze aziendali esplose in queste settimane, come Embraco e Ideal Standard.

In una giornata priva di duelli particolarmente rilevanti su Twitter, emergono i tweet dei rappresentanti del Movimento 5 Stelle sui primi nomi della squadra di governo da proporre agli elettori e sul proseguimento della campagna di centrodestra sull’abbassamento della pressione fiscale.

Per sapere cos’è Recap Elezioni 18, leggi qui.

Marco Borraccino

Dalla rete alle piazze, passando sempre per Twitter

Meno sette giorni alle elezioni politiche. Una settimana al voto che in tanti, leader politici e cittadini ancor di più, attendono da cinque anni. Ieri i toni già molto accesi di queste ultime settimane si sono spostati dalla rete e dai media tradizionali a tante piazze, di colore politico diverso, passando comunque, sempre, per Twitter e i suoi flussi conversazionali. Dirimente, in tal senso, notare innanzitutto che se la sfida complessiva sul volume di owned media, ovvero generati dall’attore primario dell’hashtag, viene vinta senza ombra di dubbio alcuno da Matteo Salvini e dal suo #Primagliitaliani, il primato degli earned media, ovvero guadagnati sul campo nel complesso delle menzioni social, va invece alla manifestazione #Maipiùfascismi, trending topic nazionale ieri pomeriggio alle 16.50.

La medaglia dei top tweet per engagement della giornata va a Matteo Salvini e al suo giuramento di piazza “sulla Costituzione e il Vangelo” e sul rilancio Twitter del video con cui Giorgia ha risposto a Laura Boldrini sulla legalità del fascismo.

Le metriche quantitative danno invece per vincitori Matteo Salvini e Carlo Calenda, con due primi posti ciascuno nei parametri in monitoraggio.

In conclusione, si segnala nuovamente l’articolo pubblicato ieri sul Fatto Quotidiano, concernente il posizionamento Twitter del leader della Lega Matteo Salvini emergente dai dati di #RecapElezioni18“Elezioni e social /3 – Martellamento, patria e sfottò: così Salvini si è imposto su Twitter”.

Per sapere cos’è Recap Elezioni 18, leggi qui.

Marco Borraccino