La guerra giusta di Twitter ai profili fake

Alcune settimane fa, su Twitter, ho avuto una conversazione con un giornalista riguardante lo stato di salute della piattaforma di San Francisco. In un suo tweet aveva osservato la comparsa di una serie di account e di commenti ai suoi tweet ogniqualvolta nominasse un determinato personaggio politico.

Nel thread generato da questo tweet, interessante e partecipato, sono seguite da parte mia alcune domande, per capire meglio si trattasse di automazione o di profili rispondenti a persone vere. In un tweet sostenevo: “il fatto che siano network di persone reali è in sé un punto positivo per la piattaforma”. E dunque ora non posso che applaudire alla notizia diramata alcuni giorni fa dal Washington Post: negli ultimi due mesi, Twitter ha sospeso più di 70 milioni di account.

La piattaforma guidata da Jack Dorsey aveva già annunciato con un post sul blog della piattaforma di aver intensificato i propri sforzi per combattere abusi e troll, per contrastare la disinformazione e le manipolazioni e per tutelare le conversazioni che si tengono sulla piattaforma. Il Washington Post ha chiarito meglio i contorni dell’offensiva messa in atto da San Francisco: da maggio, ogni giorno i software messi a punto dallo staff di Twitter hanno sospeso più di un milione di profili sospetti o falsi.

Nel mese di maggio, tredici milioni di sospensioni in una sola settimana.

È la coda lunga della reazione alla campagna di disinformazione social organizzata nel 2016 da una factory di troll di base a San Pietroburgo che, attraverso piattaforme tecnologiche, in occasione delle presidenziali statunitensi fu in grado di ingannare gli elettori esacerbando le tensioni politiche e sociali, con una rete di più di 3mila profili. Secondo la tech company, sarebbero stati individuati anche altri 50258 account automatizzati collegati al governo russo. E il sito della National Public Radio proprio ieri sottolineava in un articolo quanto la strategia dei troll russi del 2016 fosse raffinata, avvalendosi anche di fake account che apparivano in tutto come normali fonti di informazione locale statunitense.

A rendere ora tecnicamente possibile l’escalation nella lotta ai profili fake sono stati i software di machine-learning di Magic Pony, start up acquisita da Twitter due anni fa. Per chi, come il sottoscritto, ritiene che i social media siano prima di tutto una formidabile opportunità di relazione con le persone e di fruizione di servizi, è un’ottima notizia.

È un bene che di fronte all’intensificarsi di fenomeni di inquinamento delle conversazioni Twitter scelga di puntare sulla qualità dell’ambiente della piattaforma, anche a costo di mettere fortemente a rischio la propria crescita di utenti attivi, ovvero il primo parametro di valutazione per gli inserzionisti pubblicitari.

Ci sono casi in cui l’individuazione di profili falsi e manipolatori è relativamente semplice: è il caso, ad esempio, di account “dormienti” per lunghi periodi e improvvisamente attivi su certe conversazioni; profili che pubblicano tweet di replica a numeri ampi di account che non seguono; profili che ricevono spesso il blocco da parte di altri utenti; profili che fanno capo a un solo indirizzo IP; profili che seguono altri account individuati come spam o bot. A volte Twitter sospende l’account, in altre situazioni provvede con uno “shadow-ban”, sostanzialmente bloccando la capacità di reach di certi tweet.

Poi naturalmente ci sono i bot: account che, sulla base di software, pubblicano anche più di un migliaio di tweet al giorno. Molti di questi sono profili legittimi: ad esempio quelli che pubblicano previsioni meteo, rilievi di attività sismica o, per fare un esempio interno al mondo social, la comparsa di trending topic e il loro andamento nella piattaforma Twitter. Di fatto, forniscono un servizio in tempo reale. Molti altri bot sono invece connessi a strategie di traffico a siti di news. Secondo una ricerca del Pew Reasearch Center, i due terzi circa dei tweet contenenti link a siti popolari vengono pubblicati da profili automatizzati, non rispondenti a persone fisiche.

I 500 account bot più attivi sarebbero la fonte del 22% dei tweet contenenti questo genere di link; in comparazione, i 500 profili umani più attivi sarebbero responsabili soltanto del 6% di questo genere di tweet.

A un’analisi più approfondita sull’orientamento ideologico dei link pubblicati, nei link dei tweet pubblicati da account automatizzati il Pew Reasearch Center non ha tuttavia rilevato una preminenza significativa di contenuti connotati in un senso o nell’altro: stando ai dati dell’indagine, i bot condividerebbero circa 41% di link di taglio liberal e il 44% di taglio conservatore.

Il prossimo step di una possibile politica di bonifica della piattaforma potrebbe probabilmente essere finalizzato a stabilire una policy di presenza dei bot su Twitter: quali finalità sono ammissibili? Quali criteri di trasparenza nella gestione dell’account vanno garantiti? Quale equilibrio deve essere trovato con la libertà di fare di un proprio account Twitter l’uso che si ritiene più opportuno? Le regole già esistono, osserva qualcuno, forse si tratterebbe solo di applicarle.

Nel frattempo, bravo Twitter.

Marco Borraccino

Real-time, contaminazione, engagement: Paul Rogers racconta i social della Roma

Italia, Roma, Stadio Olimpico, ore 22.34 del 10 aprile 2018. Sul campo di gioco è appena terminato il quarto di finale di ritorno di Champions League e si è materializzato ciò che a livello sportivo era dato per impossibile: reduce da una sconfitta per 4 a 1 a casa degli avversari otto giorni prima, la Roma ha appena battuto 3 a 0 il Barcellona ed è ufficialmente tra le prime quattro squadre d’Europa della stagione. Ha sconfitto una delle grandi favorite a vincere la Champions League 2018 ed è ufficialmente in semifinale.

Parte da lì, da quei momenti la nostra chiacchierata con Paul Rogers, Head of Digital & Social Media dell’AS Roma.

“Il mio braccio destro a Roma, Emanuele, si stava occupando dell’account Twitter in italiano e stava pensando ‘adesso cosa posso twittare qui? Quale frase trasmetterà ciò che significa per noi tifosi della Roma? Allora si è voltato verso il suo collega Francesco che era vicino a lui e ha urlato ‘che dico, che posto?’ Ma intorno c’era troppo caos, Francesco ha pensato che gli stesse dicendo di scendere in campo per fotografare i festeggiamenti, quindi è andato via e Emanuele ha semplicemente iniziato a scrivere ‘DAJE…’ e poi ha pensato, ‘me ne fotto’ e ha iniziato a sparare sui tasti del suo laptop come in quella gif di kermit. Ha premuto tweet e, come dicono su Twitter, ha fatto i numeri”.

Un colpo di fortuna? Certo, il risultato sportivo straordinario è stato fondamentale. Però è anche vero che le occasioni sono tali solo per chi è realmente in grado di coglierle. Un tweet del genere prevede attitudine a postare in real time contenuti pensati sul momento. Prevede una cultura aziendale che ti metta in condizioni di farlo. In un contesto digitale in cui i brand sempre più spesso curano maniacalmente ogni dettaglio di ciò che finisce sui loro canali, la Roma ha scommesso sull’autenticità dei propri contenuti. Nasce così il tweet dei record: il tweet più performante del mese di aprile 2018 in tutto il settore calcistico a livello mondiale; il tweet a più alto engagement nella storia della Roma.

Il viatico a quello che Shareablee, una delle più importanti aziende mondiali di social monitoring, ha certificato come il miglior mese di sempre nella storia social della società giallorossa: nell’aprile 2018, dicono i loro dati, il club calcistico più performante al mondo è stato l’AS Roma.

“Aprile 2018 è stato il miglior mese nella storia digitale del club”, conferma Rogers.

In questa fase, gli chiedo, quali sono le metriche social che guardate con più attenzione nel team? C’è un dato che ad oggi vi sta maggiormente a cuore?

“All’inizio dei social media, l’attenzione era tutta incentrata sull’acquisire il più alto numero di follower sulle piattaforme social. Ma dato il modo in cui gli algoritmi hanno trasformato la fruizione dei post da parte degli utenti è diventato molto chiaro che i follower senza l’engagement siano soltanto una vanity metric. La Roma in questa stagione ha dimostrato che non importa quanti follower sui social media tu abbia se poi non hai un engagement alto. Dei quattro club qualificati per la semifinale di Champions League, la Roma è quella che ha raggiunto l’engagement più alto sui social, nonostante avesse meno follower di tutti gli altri”.

Se vedo crescite di follower senza engagement penso: hanno speso un sacco

“Quindi, per rispondere alla tua domanda la metrica a cui guardiamo di più in questo momento è l’engagement: che può significare retweet, condivisioni sulle altre piattaforme e anche commenti. I like e i follower per noi sono secondari ora: perché vogliamo che più persone supportino il nostro contenuto, che lo condividano con i loro follower e i loro amici e che siano in grado anche di coinvolgerli. Quando tu oggi vedi una crescita massiccia su Facebook, è chiaro che i club stanno pagando un sacco di soldi in adv per acquisire nuovi fan, perché la crescita organica è quasi inesistente in questi giorni a meno che tu non abbia una incredibile vittoria, ingaggi un fuoriclasse o vinca un trofeo. Oggi quando vedo aumenti improvvisi in nuovi follower senza un engagement più alto penso automaticamente: hanno speso un sacco di soldi su Facebook o altrove. Non ho problemi con quella strategia ma è un percorso molto costoso da intraprendere, specie se stai solo aggiungendo nuovi follower senza coinvolgerli”.

Parliamo di contenuti: tempo reale e già pianificati da tempo, quali sono le percentuali di ciascuno nel vostro piano editoriale? Voi lavorate molto con eventi live come le partite.

“Noi pianifichiamo sempre in anticipo in modo da avere grafiche per i gol e gif più tradizionali pronte per tutti nostri account social e forse prepariamo anche qualcosa in più dell’ordinario ma io non sono un grande fan del tentativo di pianificare ogni dettaglio di ciò che intendi postare. Quando lo fai, penso che ti imbatti in una tattica un po’ sterile e che questa, peraltro, non sia ciò per cui esiste Twitter. Hai a che fare con eventi sportivi dal vivo e questi a volte possono generare storie fantastiche. L’ho toccato con mano con il Liverpool a Instanbul. Hai bisogno di poter reagire in tempo reale ed esprimere le emozioni del momento”.

Se posti solo ciò che è prodotto quando sei seduto al desk il giovedì pomeriggio, i fan lo sanno

“Se tutto ciò che posterai è stato prodotto quando eri seduto a un desk pulito e ordinato di giovedì pomeriggio, penso che i fan se ne accorgeranno. Chiunque può twittare un aggiornamento di un gol o una grafica con un risultato finale ma ciò che dici o fai sul momento è ciò che conta e ciò che ti aiuta ad emergere nel rumore. Potrebbero anche non essere parole ma un emoji”.

“Posso darti due esempi perfetti di contenuto speciale che abbiamo preparato in anticipo ma che poi non sono stati mai usati. Per il pesce d’aprile avevamo preparato il video di un annuncio con una pecora: una cosa che era venuta fuori in alcuni dei nostri video sui nuovi arrivi l’estate scorsa”.

“Era una cosa divertente da usare il primo aprile. Poi abbiamo pareggiato a Bologna e abbiamo deciso di cestinarlo, perché non era un momento adatto per scherzare proprio dopo aver perso due punti in campionato. Poi il giorno dopo la prima partita col Barcellona, avevamo visto la viralità di un video di un bambino che canticchiava in falsetto in un magazzino Walmart in America – così abbiamo deciso di trovare un terribile remix della sua canzone e di usarla come colonna sonora per il montaggio del gol di Edin Dzeko. Poi, per renderlo ancora più bizzarro, il nostro editor a Boston, GianMarco, ha inserito il ragazzino nel video”.

“Dzeko era in buona vena, segnava in ogni partita, così era pronto ad essere usato in anticipo se avesse segnato nel match con la Fiorentina. Se avesse segnato, e noi speravamo che accadesse, lo avremmo postato immediatamente su Twitter.

Poi abbiamo perso 2 a 0 e questo ha ammazzato l’idea.

Quando però poi abbiamo battuto il Barcellona, dopo il fischio finale, è stato tutto un impazzimento su Twitter. Tira fuori la pecora. Tira fuori il ragazzino di Walmart. Abbiamo postato quei due video nella follia di ciò che stava accadendo e si sono dimostrati di grande impatto, ma non era certo pianificato di postarli quella notte”.

Dagli esempi che ci descrivi, potremmo parlare di vera e propria “contaminazione” del contenuto social di brand. Un atteggiamento piuttosto insolito, perché non sempre le aziende importanti sono disponibili a pubblicare contenuto che vada oltre determinate guidelines, visive e di testo. Voi invece lo fate. Ma a proposito di contenuto in tempo reale, parliamo di Facebook. Con il Facebook live dell’addio al calcio di Totti avete fatti numeri di visualizzazioni pazzeschi, io stesso ho potuto fruire parte di quell’evento proprio grazie alla vostra pagina Facebook. Ormai è tecnicamente possibile utilizzare la propria pagina come un canale televisivo. Secondo te siamo vicini al giorno in cui la fruizione delle partite avverrà tramite canale social? E se questo dovesse avvenire, vi sentite pronti?

“Noi abbiamo infatti mostrato un match live su Facebook: di fatto penso che la Roma sia stato il primo club europeo di primo piano a trasmettere un intero club sulla piattaforma, quando facemmo il live del match di prestagione dal ritiro di Pinzolo nel 2016. Se in futuro succederà siamo pronti ma non credo che saranno i club a trasmettere partite di serie A o Champions League su Facebook. Penso che sarà più probabile che saranno i broadcaster televisivi a fare partnership con Facebook o a con un’altra piattaforma per integrare il live stream sulla tv. Abbiamo visto che BT usare Youtube e Facebook per la Champions League in Regno Unito e anche Fox usa Facebook per mostrare partite negli Stati Uniti”.

Nessuno ha dominato Facebook: appena ci sei vicino, come noi con l’addio di Totti, cambia tutto. Per le persone la squadra del cuore sui social è in una posizione molto diversa rispetto al brand da cui comprano qualcosa. Ma non lo nego: il nuovo algoritmo ci ha posto domande su tutto ciò che facevamo

Il famigerato cambio di algoritmo di Facebook ha avuto un impatto sulla vostra pagina?

“Sì, ha avuto un impatto su ogni pagina brand e su ciò che postano. Come squadra di calcio, noi siamo in una posizione leggermente migliore rispetto a quella di molti brand perché abbiamo una audience coinvolta che di fatto vuole sentire e vedere nuovo contenuto del club. E’ molto diverso seguire sui social la squadra di calcio di cui sei tifoso rispetto a un brand da cui tu compri qualcosa. Tuttavia, non posso negarlo: il cambio di algoritmo ha fatto una grande differenza nel modo in cui operiamo su Facebook. Ad essere onesto, ci ha fatto fare domande su tutto ciò che stavamo facendo sulla piattaforma e ci ha sfidato a pensare di più riguardo al contenuto che stavamo producendo e poi a come lo stavamo distribuendo. Avevamo bisogno di scuoterci un po’ e questo cambiamento ci ha obbligato a farlo. Da allora, abbiamo visto risultati molto più positivi ma stiamo costantemente ottimizzando ciò che facciamo. Sicuramente non abbiamo dominato Facebook: non sono sicuro che qualcuno lo abbia mai fatto perché appena cominci ad esserci vicino, come abbiamo fatto con l’addio di Totti l’anno scorso, Facebook cambia tutto”.

Ad esempio, avete mai pensato ad appuntamenti speciali con i fan attraverso il Facebook live, come allenamenti in diretta o interviste?

“Facciamo regolarmente Facebook live con i nostri giocatori a Trigoria e questi mostrano di essere molto popolari perché c’è qualcosa di più eccitante nel contenuto live – perfino se è solo un’intervista. I fan vogliono realismo e con il live content sanno che non è stato editato o ripulito. Di tanto in tanto, andremo live con gli allenamenti su Facebook e Twitter: l’abbiamo fatto prima dei match con il Liverpool nella scorsa stagione”.

#Coloriamolacittà è stato un mix perfetto fra digitale e reale

Per il ritorno della semifinale di Champions avete lanciato l’hashtag #coloriamolacittà, per invitare i romani a mettere un segno visibile di sostegno al team nelle loro case. Un bell’esempio di marketing virale che parte dal social per arrivare al luogo fisico.

“Quell’idea di fatto è arrivata dal nostro direttore sportivo Monchi. Gli è venuta l’idea perché voleva che tutti a Roma supportassero i giocatori e che rendessero visibile il loro supporto. E’ stata una grande iniziativa e davvero ha messo tutti dietro alla squadra. La città e la squadra erano gialli e rossi e come sembrava grandioso sui social media, altrettanto lo era quando viaggiavi per Roma. Un esempio perfetto di mix fra mondo digitale e mondo reale in un modo positivo”.

State pensando a iniziative di user generated content? O a forme di “take over” dei canali della società, naturalmente occasionali e sotto il controllo del social media manager della società?

“Penso che probabilmente usiamo più user generated content della gran parte dei club – che può essere design grafico, articoli scritti, fotografie o perfino video produzioni. In tutto ciò che facciamo cerchiamo e troviamo modi di dare potere ai nostri fan e creatori di contenuti e diamo loro una piattaforma affinché più persone possano vedere il loro lavoro”.

“Un take over di uno dei nostri canali? Si, perché no: potremmo farlo nella tournée estiva con il nostro account Instagram”.

Quindi possiamo parlare di engagement, coinvolgimento degli utenti, in senso molto ampio: non solo interazione con i social della società, ma anche produzione dei contenuti da parte dei follower ed eventuale rilancio degli stessi dai canali ufficiali. 

Alcuni calciatori hanno dei canali social spesso molto performanti. C’è una strategia social integrata tra società e calciatori? Vi capita di chiedere loro “questa cosa falla tu”?

“Noi vediamo separatamente gli account dei club e quelli dei nostri calciatori, perché sono tutti individui con la loro personalità e sono brand personali. I fan sui social media sono molto esperti, sanno quando qualcosa non è autentico o reale e per questa ragione noi non cerchiamo di controllare cosa i giocatori postino sui loro propri canali.

I fan sanno quando qualcosa è falso: ecco perché non controlliamo cosa postano i giocatori

Noi assolutamente usiamo i nostri giocatori sui nostri social media e gli facciamo fare il take over del nostro canale Instagram, per esempio, o il live chat su Facebook e Twitter con i nostri fan ma preferiamo molto quando i nostri giocatori di fatto scelgono di impegnarsi sui social attraverso dei loro post e che poi noi condividiamo, piuttosto che siano istruiti a farlo. Io penso che col tempo, nel modo giusto, magari proveremo ad aiutare di più i nostri giocatori, anche a creare contenuti che loro poi vogliano postare ai loro follower”.

Facebook, Twitter in più lingue, Instagram, Snapchat, Youtube: gestite una macchina social molto articolata. Da quante persone è composto il vostro team?

“Tra sito ufficiale e app, service sui sito e i vari account social in italiano e in inglese, abbiamo 4 giornalisti multimediali a Roma affiancati da un video editor e da ulteriori due persone stanziate a Boston. Per i servizi nelle altre lingue in cui operiamo, come ad esempio i nostri siti arabo e indonesiano, abbiamo dei micro-team a Il Cairo e A Giakarta. Poi abbiamo una serie di singoli operatori in varie parti del mondo, che ci aiutano con tutti i vari account Twitter locali e poi alcune persone a Shangai che gestiscono le nostre piattaforme in cinese”.

Nella tua storia professionale hai lavorato anche a Liverpool, squadra gloriosa con cui l’As Roma ha corsi e ricorsi storici e che attira nella propria città un calore paragonabile a quello che stai riscontrando qui. C’è un elemento caratterizzante nella tifoseria romanista che non hai trovato altrove? Se sì, in che modo lo stai integrando nella strategia social della Roma?

“Ogni squadra è diversa, quindi è molto difficile paragonare due club ma ciò che posso dire è che sia Roma che Liverpool hanno tifosi incredibilmente passionali. Sia Roma che Liverpool sono due città di calcio. Il calcio domina tutto, è il primo argomento di conversazione ogni giorno. A Roma si tratta di Roma e Lazio, a Liverpool ovviamente Liverpool ed Everton. La somiglianza più importante la vedo tra Curva Sud e The Kop, fatte entrambe da famiglie che hanno sempre tifato la squadra della loro città. Mi piace questo. E’ evidente che c’è un’enorme rivalità tra Roma e Liverpool, ma io penso che entrambi i club siano conosciuti in tutto il mondo per i loro tifosi, per il modo in cui i tifosi mostrano di supportare la proprio squadra, con canzoni e striscioni e un amore indistruttibile. Quando i due club si sono incontrati all’Olimpico lo scorso maggio, penso che quell’atmosfera, generata dai propri reciproci tifosi, sia stata la più bella di tutti i match di Champions League in questa stagione”.

Marco Borraccino

RecapElezioni18: persistenza e egemonia sui temi, così Lega e M5S hanno vinto su Twitter (e nell’urna)

Occupare la piattaforma con i propri temi. Postare quotidianamente, per orientare il dibattito e influenzare non solo gli elettori, ma anche gli avversari. Ottenere engagement sui social per scalare gli algoritmi ed occupare lo spazio di discussione pubblica.

A due mesi dal voto per le elezioni politiche e con le consultazioni ormai in stallo, rimetto mano al format #RecapElezioni18 per fare un riassunto di quanto monitorato in campagna elettorale e trarne alcune indicazioni finali. Riflessioni di metodo e di merito: sulla comunicazione politica a cui abbiamo assistito e sull’uso dei social media da parte dei principali protagonisti del voto del 4 marzo 2018, in particolar modo di Twitter.

Ricapitoliamo brevemente le “regole del gioco” alla base del monitoraggio (pubblicate anche qui, all’inizio delle pubblicazioni su questo blog):

  • L’esperimento ha avuto luogo tra il 15 gennaio e il 2 marzo (47 giorni in tutto)
  • E’ stato reso pubblico attraverso infografiche di riassunto della giornata precedente, postate ogni giorno sull’account Twitter Social Recap e, nelle ultime quattro settimane di campagna elettorale, pubblicate anche in un articolo quotidiano di commento su questo blog, reperibile nella categoria #RecapElezioni18
  • Il campione di osservazione è stato costituito da undici account twitter dei principali leader politici dell’ultima campagna elettorale
  • Sono state analizzate quotidianamente le performance social dei canali Twitter in oggetto, nello specifico:
    • quantità di tweet pubblicati;
    • quantità di RT ottenuti;
    • engagement degli account osservati
    • interazioni degli account osservati
  • Sono stati individuati i top content della giornata, i top tweet per engagement, distinti in due categorie: tweet solo testuale e tweet con immagine
  • Sono stati indicati, quotidianamente, i tre temi o hashtag più importanti emersi nei tweet a più alto engagement nella giornata.

Su tutto ciò che riguarda l’analisi delle performance social quantitative, è stato utilizzato il tool Fanpage Karma. Sull’ultimo punto dell’elenco, di natura tematica, l’analisi è qualitativa ed è frutto esclusivamente della mia personale osservazione quotidiana dei tweet a più alto engagement segnalati dal tool.

E riassumiamo qui gli obiettivi che erano alla base dell’analisi:

  • Insight strategici. Monitorare l’utilizzo di Twitter da parte dei leader ha significato cercare elementi di valutazione sul tipo di campagna elettorale che i leader stavano svolgendo: sui social ma non solo. Con quale frequenza pubblicavano, con quale stile comunicativo, che tipo di temi prediligevano, quale lessico emergeva, quale strategia politica e mediatica era alla base dei loro tweet.
  • Insight di engagement e di sentiment. Quali segnali mandava l’engagement su Twitter? Il social dei cinguettii non è certamente quello più frequentato in Italia, ma ha al suo interno una platea politicamente interessata e polarizzata e il segmento dei giornalisti è, tra gli utenti, estremamente rappresentato. Per un personaggio pubblico, twittare significa immettere nel sistema mediatico un contenuto che possa essere recepito e fatto circolare in tempi rapidi. E monitorare i risultati di engagement ha significato per me provare ad avere, con tutte le cautele del caso, anche possibili segnali di sentiment all’interno di Twitter. Arrivo a questa considerazione perché, al netto dei sospetti esistenti sull’utilizzo di account bot nelle campagne elettorali, quando si tratta di politica gli utenti retwittano quasi esclusivamente contenuti in cui si riconoscono. Pertanto anche i RT possono essere significativi, su un arco di tempo sufficientemente ampio, del consenso esistente sulla piattaforma per un leader o per un’opinione.
  • Insight sui temi: di cosa si parlava, giorno per giorno, in campagna elettorale? Quali erano i temi di maggior successo su Twitter? Era, questa, la parte più personale dell’analisi e quella meno basata sulle metriche quantitative: tuttavia mi premeva molto far emergere anche questo aspetto, per avere un’idea almeno approssimativa delle parole e degli argomenti che componevano il discorso pubblico su Twitter in giorni concitati e importanti per il futuro del Paese.
#RecapElezioni18: il metodo

Rivediamo qui le tre infografiche principali che componevano l’analisi quotidiana e che venivano allegate al tweet di recap, prendendo quelle relative al 25 febbraio 2018.

Prima infografica

Nella parte sinistra della prima infografica venivano riportati i due tweet che, secondo il tool Fanpage Karma, avevano ottenuto più RT e Like nella giornata precedente. Sono i due “top tweet della giornata”, indicati per categoria: tweet testuale e tweet con visual (immagine o video).

Nella parte destra, sono invece indicati i tre temi (in alcuni casi veri e propri hashtag) che sono presenti negli altri tweet a più alto engagement della giornata precedente: è un’analisi qualitativa, manuale, frutto di un mio ragionamento fatto ogni mattina durante la campagna elettorale di fronte ai dati di Fanpage Karma; non dunque un risultato diretto del tool. Nella parte bassa della parte destra, gli hashtag maggiormente citati nella giornata precedente: questo è invece il risultato di un’analisi quantitativa del tool. Come si nota, molto spesso l’utilizzo dell’hashtag non è tematico ma legato a eventi televisivi in cui è stato effettuato un live-twitting, pertanto quel che ne risulta è inservibile in un’analisi politica.

Seconda infografica

Nella seconda infografica sono stati riportati i due istogrammi risultanti dall’analisi quotidiana effettuata direttamente dal tool: il canale Twitter che aveva pubblicato più tweet il giorno prima e quello che aveva ottenuto più RT.

Terza infografica

Nella terza infografica, altri due istogrammi derivanti dal monitoraggio di Fanpage Karma: i top account per engagement e il top account per interazioni generate nella giornata precedente. L’engagement è inteso come più alto rapporto tra RT+Like e base follower; l’interaction come più alto rapporto tra RT+Like+click+replies e base follower.

I risultati finali di #RecapElezioni18

Procediamo ora all’esposizione dei dati definitivi del monitoraggio: verranno indicati gli account che, per ogni parametro del monitoraggio, sono risultati “top” nel monitoraggio e, come ultimo punto, verranno esposti i dati ragionati di quanto emerso dall’analisi qualitativa dei temi.

Leader #RecapElezioni18 per più alto numero giornate nei top tweet testuali: ex aequo Laura Boldrini e Matteo Salvini

Questo parametro era riportato quotidianamente nella parte sinistra della prima infografica (vedi sopra). A conti fatti, Laura Boldrini e Matteo Salvini sono risultati i politici monitorati che, più spesso, hanno pubblicato il top tweet testuale di giornata (nove giornate per ciascuno). Per il leader della Lega questo risultato riflette una strategia di presenza costante sulla piattaforma e sui trending topic di giornata; è un dato che si integra perfettamente anche con le prossime infografiche.

Per quanto riguarda invece la ex presidente della Camera, è un dato che ben evidenzia il punto d’arrivo di un progressivo percorso di avvicinamento ai linguaggi social compiuto dalla ex Presidente della Camera: non a caso si tratta, di tweet testuali, che non richiedono capacità particolari di costruzione di contenuto, quanto invece abilità nella sintesi di un messaggio politico tempestivo ed efficace.

I leader non menzionati nel grafico (Luigi Di Maio, Pietro Grasso, Silvio Berlusconi) non sono mai riusciti a pubblicare un top tweet testuale nei 47 giorni monitorati.

Leader #RecapElezioni18 per più alto numero giornate nei top tweet con immagine: Matteo Salvini

Leader che più spesso ha pubblicato il top tweet con immagine di giornata: prima infografica pubblicata quotidianamente, sempre sulla parte sinistra parte sinistra. Qui la musica cambia, perché siamo di fronte a un utilizzo evoluto e consapevole della potenzialità dei social. In questo caso, Matteo Salvini è stato di gran lunga il politico più presente in questa casella dell’infografica di giornata (16 giornate su 47 totali del monitoraggio). Lo segue Luigi Di Maio (13 giornate) che, a fronte di un utilizzo non altrettanto pervasivo della piattaforma, ha saputo assestare i top tweet giusti al momento giusto, facendo leva sulla folta community di militanti 5 Stelle presenti su Twitter.

I leader non menzionati nel grafico (Emma Bonino, Silvio Berlusconi, Paolo Gentiloni) non sono mai riusciti a pubblicare un top tweet con immagine nei 47 giorni monitorati.

Leader #RecapElezioni18 per numero di giornate con più alto numero tweet pubblicati: Matteo Salvini

Primo parametro della seconda infografica: chi ha pubblicato più tweet nella giornata. E questo istogramma riassume i giorni in cui i leader indicati sono risultati essere coloro i quali hanno pubblicato il più alto numero di contenuti (tweet) rispetto ai competitor. A risultare top leader in questa categoria è Matteo Salvini (18 giornate in tutto sulle 47 monitorate), seguito da Silvio Berlusconi (16 giornate). E’ una metrica che ha che fare con un elemento caratterizzante di ogni strategia di presenza social media: la consistency, la densità del proprio flusso comunicativo, quella che richiede una pubblicazione di contenuti costante nel tempo. In termini assoluti, è Silvio Berlusconi ad aver pubblicato più tweet nell’ultima campagna elettorale, e a maggior ragione non è casuale che in questa speciale gradutoria sia però superato dal suo alleato di coalizione. Salvini è stato infatti persistente e ha intensificato la pubblicazione in alcune giornate particolari, assicurandosi non solo di essere costante, ma di essere più presente dei suoi competitor sulla piattaforma dei cinguettii in alcune giornate chiave della tornata elettorale. Salta agli occhi l’assenza del candidato premier del PD Matteo Renzi in questa categoria: non menzionati in questo grafico, oltre lui (perché mai primi in questo parametro) anche Luigi di Maio, Paolo Gentiloni, Giorgia Meloni.

Leader #RecapElezioni18 per numero di giornate con più Retweet: Matteo Salvini

In questa infografica vediamo invece per quanti giorni, dei 47 totali, il singolo leader sia stato in grado di ottenere il più alto numero di Retweet rispetto ai competitor (riportata ogni giorno nella parte destra della seconda infografica). Questo parametro evidenzia con ancor più efficacia fino a che punto il leader della Lega sia stato in grado di staccare gli avversari sulla piattforma Twitter: su un totale di 47 giornate monitorate, Salvini si è segnalato come il leader con il più alto numero di Retweet nella giornata per ben 33 volte. Seguono, a distanza, Luigi Di Maio (5 giorni) e Matteo Renzi (4 giorni). Tale potenza di fuoco non si traduce soltanto, banalmente, in metriche di engagement molto positive per il canale di Salvini, ma anche in elevata capacità di diffondere il proprio messaggio sul feed della piattaforma, di posizionarlo costantemente in alto nell’algoritmo, e quindi, come vedremo più avanti, influenzare il dibattito pubblico con temi affini al proprio messaggio.

I leader non menzionati nel grafico (Paolo Gentiloni, Silvio Berlusconi, Laura Boldrini, Pietro Grasso) non sono mai riusciti a essere top account per RT ottenuti nella singola giornata.

Leader #RecapElezioni18 per numero di giornate come top TW account per engagement: Carlo Calenda

Terza infografica del tweet quotidiano Recap Elezioni 18, parte sinistra. Prima ancora di commentare i risultati di questo istogramma di sintesi, intendiamoci su un punto: cos’è l’engagement? Come ne deve aver tenuto conto Fanpage Karma nel consegnarci questi risultati? Si intende, qui, il rapporto tra RT e Like ottenuti nella singola giornata e il proprio numero di follower su Twitter. Ecco perché troviamo avanti gli account di due leader, Carlo Calenda e Silvio Berlusconi, che non hanno avuto in termini assoluti un numero di Retweet paragonabile a quello di Matteo Salvini, né una community di follower molto alta: entrambi però, in termini relativi, hanno saputo utilizzare Twitter in modo ingaggiante. Dunque su 47 giorni totali monitorati, Carlo Calenda è risultato top leader per engagement per 20 volte, risultando così top account in questa categoria, seguito da Silvio Berlusconi (13 giornate). Particolarmente significativo il risultato di Calenda che, unico sostanzialmente tra i leader monitorati, ha utilizzato Twitter per dialogare continuamente con la propria fan base, rispondendo e retwittando, esaltando così la funzione “social”, orizzontale della piattaforma.

Meno rilevante, a mio parere, il risultato di Berlusconi, che vantava di una popolarità di partenza molto più alta rispetto a quella del ministro allo Sviluppo, e che ha ottenuto quote di engagement rilevanti su una follower base piccola e stimolata con un flusso di tweet molto persistente, generata nei frequenti livetwitting delle sue comparsate televisive.

I leader non menzionati nel grafico (Laura Boldrini, Luigi Di Maio, Paolo Gentiloni, Pietro Grasso, Giorgia Meloni, Matteo Renzi, ) non sono mai riusciti a essere top account per engagement nella singola giornata.

Leader #RecapElezioni18 per numero di giornate come top TW account per interazioni: Danilo Toninelli

Ultimo parametro: parte destra della terza infografica allegata al tweet quotidiano. Stessa premessa del paragrafo sopra: cosa si intende per interazioni secondo quanto rilevato dal tool Fanpage Karma? Il più alto rapporto tra RT+Like+click+replies e base follower dell’account Twitter. Su 47 giorni totali monitorati, Danilo Toninelli è risultato top leader per interazioni per 27 volte, risultando così top account in questa categoria, seguito da Carlo Calenda (13 giornate). Seppur a fronte di una quantità di tweet pubblicati meno consistente di quella di Matteo Salvini, il parlamentare M5S è riuscito a far leva costantemente sulla vasta community grillina presente su Twitter e i suoi post hanno generato in maniera continua discussioni e interazioni, ad un tasso costantemente alto. Questa capacità di mobilitazione dei militanti pentastellati su Twitter ha avuto, come vedremo, dei riflessi diretti anche sui temi e gli hashtag che hanno caratterizzato la campagna elettorale.

I leader non menzionati nel grafico (Laura Boldrini, Emma Bonino, Pietro Grasso, Giorgia Meloni, Matteo Renzi) non sono mai riusciti a essere top account per interazioni nella singola giornata.

#RecapElezioni18: i temi dei tweet dei leader nella campagna elettorale

Di cosa si è parlato nella giornata di ieri, nei tweet dei leader? Quali sono i tre temi, o hashtag con cui riassumere i tweet a più alto engagement della giornata appena trascorsa? Il parametro della parte destra della prima infografica pubblicata ogni giorno era, tra tutti, l’unico derivante da un’analisi soggettiva, se vogliamo arbitraria. Ne sono derivate 141 menzioni, ovviamente con alcune parole o hashtag a più alta ricorrenza (immigrazione e Flat Tax, ad esempio): nella word cloud qui sopra troviamo rappresentati i dati aggregati. A un primo sguardo, un riassunto efficace dell’ultimo mese e mezza di campagna elettorale: ci sono, ad esempio, leader oggetto essi stessi di dibattito (Salvini; Boldrini; Di Maio), trending topic occasionali (Amazon; Macerata; Erdogan), campagne di alcune liste o leader (antifascismo; Convergi sul dimezzamento).

Provando però a passare a una word cloud più ragionata, possiamo avanzare alcune ipotesi di respiro più ampio sui temi e l’egemonia esercitata da singoli leader e dalle loro liste.

La macro-categoria Immigrazione, intesa come menzione del topic e di suoi derivati semantici come “clandestini” o “stop invasione”, risponde al 15% degli argomenti dei tweet a più alto engagement pubblicati dai leader.  Sarebbe in assoluto, nel dato aggregato, il tema più “pesante”. Segue poi l’aggregato M5S e suoi temi, che peserebbe per il 13% e che contiene hashtag del partito (Rally; Convergi sul dimezzamento; parlamentarie), temi legati al movimento, di sentiment negativo e positivo (rimborsopoli; governo 5 stelle) e anche la figura stessa del candidato premier (Di Maio). Temi, keyword e hashtag che sono stati oggetto di menzione anche di tweet ad alto engagement degli avversari del movimento. C’è poi la macro-categoria del Lavoro (11%): dentro cui ci sono le vertenze su cui si sono espressi molti leader (Embraco; Amazon), c’è la precarietà ed altro ancora. E poi seguono, con la medesima percentuale del 10%, l’Europa, le Tasse e la macro-categoria Salvini e i suoi temi, perché tale è stata la pervasività del leader leghista e la polarizzazione che egli stesso ha generato nel dibattito, che di fatto la sua persona ha cannibalizzato il partito, e dunque è stato il nome del candidato premier, l’hashtag #Salvini molto spesso, a imporsi nei tweet degli altri leader (si veda ad esempio l’accesa rivalità con la presidente della Camera Boldrini. Staccata la macro-categoria Pd e suoi temi (7%), di pari peso alla Memoria Storica (in cui c’è tutta la campagna sull’antifascismo portata avanti dagli esponenti LeU ma anche le Foibe, di cui ha discusso Giorgia Meloni). E risultano infine residuali altri temi come la Violenza politica (5%), gli Scenari Post-voto (4%), le Donne, i Rifiuti e i Servizi pubblici (3% ciascuno).

Il dato che appare senz’altro significativo è la sostanziale avversità del dibattito pubblico a temi e argomenti del centro sinistra. La somma delle macrocategorie Immigrazione, M5S e suoi temi e Salvini e suoi temi risponde al 38% dei temi di dibattito a più alto engagement tra i tweet dei leader. Se consideriamo che su Lavoro, Tasse ed Europa le posizioni del centrodestra erano rappresentate molto frequentemente, con una potenza di fuoco comunicativa maggiore a quella del centrosinistra, come abbiamo visto negli istogrammi sopra, e spesso anche con ottimi riscontri di engagement, possiamo ben intuire fino a che punto lo spazio pubblico sia stato occupato da argomentazioni ostili al Pd e alla sinistra.

Allo stesso risultato di occupazione dello spazio di dibattito della piattaforma arrivano i tweet dei leader del Movimento 5 Stelle, i quali riescono a mobilitare la loro community con campagne specifiche (il dimezzamento dei parlamentari, il vincolo di mandato), fanno parlare di sé stessi gli altri leader generando agenda-setting (Di Maio, rimborsopoli, governo 5 stelle) e assestano poi il colpo giusto sul finire della campagna elettorale, con l’evento mediatico della presentazione della lista dei ministri.

Conclusioni di #RecapElezioni 18

Su Twitter:

  1. Vince chi occupa la piattaforma con i propri messaggi, attraverso quantità, autenticità e una community costruita nel tempo. Dunque sono fondamentali non solo la coerenza e la semplicità nei messaggi, ma anche la percezione di autenticità e credibilità nella comunicazione social: ecco perché, a parità di impegno, la presenza pervasiva di Salvini è ben più efficace di quella dell’alleato di coalizione Berlusconi.
  2. Vince chi impone i propri temi, quindi chi fa parlare di sé, chi porta gli altri sul proprio terreno di scontro: lo abbiamo visto fare tanto a Salvini quanto a Di Maio.
  3. Vince la consistency: la densità della propria presenza. La continuità paga.
Appendice: i tweet contro i competitor

Come  hanno dibattuto su Twitter  i leader? Come si sono confrontati gli uni con gli altri? I social hanno senz’altro amplificato una campagna elettorale combattuta e cruenta. Qui ad esempio un top tweet di Matteo Salvini contro il Movimento 5 Stelle.

Qui invece alcuni tweet di Di Maio e Toninelli sui propri avversari, del Pd e di centrodestra.

Infine, non mancano naturalmente anche tweet molto aspri di Calenda e Renzi verso i propri avversari.

 

Marco Borraccino

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Elezioni e social /5 – I dieci tweet più importanti di questa campagna elettorale

Big Data e codice: così due studenti della Sapienza hanno analizzato le elezioni su Twitter

I social media sono indicatori credibili dell’andamento di una campagna elettorale? Ci siamo interrogati in tanti a tal riguardo. E la misurabilità, l’ascolto, i risultati dei profili social sono stati oggetto di indagini molteplici e dense, negli ultimi mesi: me ne sono occupato io su questo blog, ma anche molti altri, ognuno con un taglio diverso. Qualcuno si è affidato a tool molto conosciuti in ambito social, altri hanno allestito dei veri e propri team multidisciplinari di sviluppatori e analisti. Altri ancora hanno invece approfittato delle elezioni politiche per costruire, silenziosamente, un proprio modello di monitoraggio e mettere in pratica quanto avevano appreso in aula qualche settimana prima: è il caso di Davide Aureli e Valerio Guarrasi, due studenti di 23 anni iscritti al corso di laurea in Data Science della facoltà di Scienze Statistiche dell’Università La Sapienza di Roma. Dopo la prima messa in onda de “Lo Stato Social”, mi hanno contattato per condividere i loro rilievi e farmi sapere come hanno lavorato: risultati e metodo che hanno messo a disposizione di tutti su Github, una piattaforma social per la programmazione condivisa.

Aureli e Guarrasi hanno analizzato i dati provenienti da Twitter negli ultimi otto giorni di campagna elettorale, prendendo in esame un bacino complessivo di 980 profili Twitter in tutto e 8375 tweet. “Siamo partiti selezionando alcuni profili di partito e avviando lo ‘streamer’, un programma che osserva questi profili” mi hanno spiegato. “Appena uno di questi profili pubblicava un tweet, questo veniva raccolto nei nostri database. Lo streamer poi ha continuato a girare per tutta la settimana”. La quantità dei profili monitorati e dei post ottenuti ha infatti richiesto che un computer restasse acceso per tutta la settimana soltanto per raccogliere i dati. “Non volevamo concentrarci solamente sui leader di ogni partito ma raccogliere i tweet di tutti i candidati delle elezioni del 4 marzo e anche delle pagine dei loro partiti: in un secondo momento, ci siamo concentrati su tutti i tweet che avessero ottenuto come minimo 5 favoriti e 5 RT”.

A tutti gli effetti, Aureli e Guarrasi hanno allestito in autonomia un tool in-house di social listening e monitoring, con un proprio metodo e funzionamento, in grado di analizzare metriche quantitative dei post come RT e favorites ma anche di dare indicazioni chiare sui temi chiave dell’ultima settimana di campagna elettorale. E nei loro rilievi finali ci sono molti elementi su cui convergono anche altre analisi.

Ad esempio, il fatto che la coalizione più attiva su Twitter sia stata quella di centrodestra (anche, aggiungono, a fronte di un numero complessivo di profili monitorati inferiore a quello di altri). Il partito più performante nelle loro analisi è risultato il Movimento 5 Stelle: i profili legati ai candidati e al movimento grillino sono stati infatti quelli che, mediamente, hanno ottenuto il maggior numero di RT e favorites.

Inoltre, osservano Aureli e Guarrasi, “abbiamo notato che i rappresentanti dei partiti hanno ricevuto su Twitter più attenzione ogni qual volta che hanno offeso o criticato i loro rivali, piuttosto che esposto idee e proposte”. “Gli utenti Twitter”, dicono nelle loro conclusioni, “sono altamente motivati, più giovani della media e più spesso uomini quando coinvolti in thread di dibattito politico: analizzare questa piattaforma può dunque aiutarci a comprendere dove si posizionano individualmente le persone altamente motivate in relazione al discorso pubblico”.

Marco Borraccino

Fico Santo Subito: divertimento e qualche dubbio

Più di 22 mila menzioni, trending topic da due giorni, quasi otto mila fonti diverse, rilanci sui principali quotidiani nazionali. La campagna virale di sfottò sul neopresidente della Camera e le sue foto mentre  va al lavoro in autobus, rappresentata negli hashtag #FicoSantoSubito e #RobertoFicoSantoSubito, è un successo. Ed è senz’altro molto divertente.

Secondo i dati di Talkwalker, il sito più influente sul topic è l’Huffington Post e il post a più alta performance è quello della pagina Facebook di Repubblica.it.

Numeri di engagement e reach importanti, che testimoniano ancora una volta le potenzialità dei social nel costruire dal basso flussi conversazionali potenti e performanti: succede in ogni occasione in cui un tema d’attualità possa essere ripreso con un tone of voice leggero e satirico.

Conversazioni che poi, come abbiamo visto sopra, vengono anche riprese dai media tradizionali e rilanciate a un pubblico molto più vasto.

Qui due post di due influencer di ambito satirico, Le frasi di Osho e Vujaboskov.

Qui, invece, la word cloud con le 50 parole più ricorrenti.

Il rovescio della medaglia di questa dinamica sta però in due aspetti, di visibilità e di valutazione complessiva, che andrebbero parimenti considerati.

Il primo: quanta visibilità aggiuntiva ha ottenuto il neo presidente della Camera, e specificamente il suo gesto, dalla campagna virale che gli è stata dedicata?

Secondo: quanto siamo sappiamo invece del pubblico social non organizzato in campagne, non colto e brillante come quello di #FicoSantoSubito? Poco. Sappiamo però che proprio sui social i Cinque Stelle sono spesso protagonisti di rovesciamenti di fronte repentini e imprevedibili: ricordate il caso rimborsopoli, esploso in piena campagna elettorale? Il post politico più virale su Facebook nei giorni topici di quella vicenda fu la foto postata sulla sua pagina da Luigi Di Maio, in cui è ritratto mentre spiega a Filippo Roma de Le Iene quanto e come i parlamentari pentastellati abbiano restituito in cinque anni nelle istituzioni. La vedete qui sopra.

In poche parole: divertente e performante la campagna su Fico, ma attenzione alle controindicazioni e occhio a tutto il contesto.

Marco Borraccino

Domani si vota, carte mischiate su Twitter

Ultimo giorno di campagna elettorale e, come tradizione vuole, è giornata che fa storia a sé, tanto sulle metriche dei tweet quanto su quelle dei canali. Ed ecco, accanto ai top tweet di Carlo Calenda e Luigi Di Maio, l’intensificazione delle attività e dei retweet anche per Matteo Renzi e più in generale una presenza molto più visibile degli elettori Pd su Twitter. L’hashtag #VotoPDperché si colloca a metà pomeriggio tra i trending toopic della piattaforma: è stata, evidentemente, organizzata una tweet-storm proprio per l’ultimo giorno di campagna elettorale e molto si potrebbe discutere di un’iniziativa di questo tipo proprio in corrispondenza con la fine di questo periodo, soprattutto dopo una sostanziale assenza del segretario del Pd dai flussi quotidiani della piattaforma.

Da evidenziare nella colonna di sinistra di Twitter a metà pomeriggio del 2 marzo  anche la presenza del topic “Elsa di Frozen”: è l’effetto delle dichiarazioni polemiche di Salvini verso l’eventualità che l’eroina Disney diventi lesbica in una delle future produzioni di animazione. Molti utenti su Twitter hanno tratto l’argomento, per lo più con toni ironici verso la presa di posizione del leader della Lega.

Per sapere cos’è #RecapElezioni18, leggi qui.

Marco Borraccino

Meno due alle elezioni: il governo di Di Maio è trending topic su Twitter

Abbiamo già rilevato alcuni giorni fa la capacità del Movimento 5 Stelle di utilizzare Twitter in una chiave di mobilitazione di network sui propri temi e la conseguente forza nell’imporre sui Trending Topic le proprie campagne. A pochi giorni da #Convergisulvincolo, ecco un’altra occasione in cui il Movimento 5 Stelle ha saputo collocarsi sulla agognata colonna di sinistra della piattaforma: #GovernoPatrimoniodelPaese. Ecco uno scatto dal pomeriggio di ieri.

La spiazzante iniziativa del Movimento 5 Stelle (l’annuncio della lista di ministri di un eventuale esecutivo 5 Stelle prima del responso delle urne) attira l’attenzione anche degli altri contendenti, da Matteo Renzi, che rilancia un vecchio video del candidato all’Istruzione, a Laura Boldrini, che sottolinea l’irritualità costituzionale dell’annuncio di Luigi Di Maio.

Interessante, a tal proposito, rilevare anche che a poco vale in termini di mobilitazione complessiva della piattaforma e di posizionamento nei trending topic un’attività ipertrofica come quella di Matteo Salvini.

Nei top tweet si impone nuovamente una replica di Laura Boldrini a Matteo Salvini: una rivalità politica e social da cui, molto probabilmente, entrambi stanno traendo grande giovamento presso il rispettivo target elettorale.

Per sapere cos’è #RecapElezioni18, leggi qui.

Marco Borraccino

Twitter nella campagna elettorale 2018: l’egemonia di centrodestra

Presidiare per imporre: è una delle chiavi di lettura della presenza politica su Twitter che abbiamo individuato dall’inizio di questa campagna elettorale. E’ infatti il presupposto irrinunciabile per fare egemonia nel dibattito sulla piattaforma, creare volume, engagement, condivisioni e quindi flusso sui propri temi, sulle proprie parole d’ordine, sulle proposte del proprio partito.

Nel leggere le infografiche di questi mesi, è senz’altro emerso come il centrodestra sia stato in questa campagna elettorale molto più attivo degli altri nel perseguire questa strategia e questi risultati. I tweet di Giorgia Meloni e Matteo Salvini sono stati assai spesso nella parte destra dell’infografica che vedete sopra, quella sui temi nei tweet dei leader, evidenziando una capacità di catalizzare l’attenzione e di creare flusso che centrosinistra e sinistra hanno avuto molto meno.

Naturalmente, per chi ha compitato quotidianamente questo monitoraggio la grande domanda di queste ore è se e quanto il feed di Twitter corrisponda soltanto a un’enorme bolla mediatica, oppure se invece il grosso lavoro fatto dagli staff di comunicazione sia effettivamente rappresentativo di una potenza di fuoco che ha penetrato anche gli altri media e, attraverso questi ultimi, le coscienze delle persone. Poche ore ormai e il quesito in qualche modo avrà una risposta.

Le infografiche sulle metriche quantitative del resto hanno sottolineato sempre una netta predominanza di flusso del centrodestra, con Silvio Berlusconi e Matteo Salvini preponderanti per volume di attività e di condivisioni.

Per sapere cos’è Recap Elezioni 18, leggi qui.

Marco Borraccino

Renzi e Twitter: occasione persa della sua comunicazione 2018?

[Si segnala l’uscita sul Fatto Quotidiano del quarto articolo sul monitoraggio #RecapElezioni18, dedicato alla strategia Twitter di Luigi Di Maio e Danilo Toninelli: Elezioni e social /4 – I Cinquestelle su Twitter: tra blitz e autarchia, restano isolati sulla loro agenda ]

Meno tre giorni al termine della campagna elettorale e assistiamo, nelle infografiche di oggi, alla dimostrazione di quella che potrebbe rivelarsi, da un punto di vista meramente comunicativo, una delle occasioni mancate di questa campagna elettorale, ovvero una presenza più incalzante di Matteo Renzi sulla piattaforma.

Al di là del top tweet del giorno, infatti, riceve ottimi riscontri di interazione anche il post di risposta al fumettista Gipi: oggetto dell’attività Twitter del segretario del Pd, i mancati confronti televisivi con i leader degli altri partiti.

I post a più alto tasso di condivisione del giorno riguardano la campagna del Movimento 5 Stelle, le nuove schermaglie dialettiche tra Matteo Salvini e Laura Boldrini, il posizionamento sul gender di Giorgia Meloni.

Per sapere cos’è Recap Elezioni 18, leggi qui.

Marco Borraccino

Twitter verso il 4 marzo: il senso di Salvini per il like

All’approssimarsi della fine della campagna elettorale, uno degli interrogativi più interessanti sul piano della comunicazione social è verificare quale riscontro di consensi veri, reali, nel Paese avrà la strategia di engagement del leader della Lega Matteo Salvini. Nell’osservare quotidianamente per 45 giorni le metriche di Twitter, si rileva che Salvini è stato infatti costantemente in alto tanto nell’algoritmo quanto nelle metriche quantitative, postando molto spesso il tweet a performance più alta della giornata, oppure occupando la piattaforma con un intenso flusso di tweet. Tema su cui, dai dati di Recap Elezioni 18, si è scritto anche su il Fatto Quotidiano.

Per sapere cos’è Recap Elezioni 18, leggi qui.

Marco Borraccino